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Zero Pollici, uno studio su lockdown e disturbi del sonno

Il lockdown ha inevitabilmente portato un carico di ansie e stress che potrebbe non essersi dissipato con il progressivo ritorno alla normalità. Durante la sospensione delle normali attività la qualità del sonno potrebbe averne risentito. Un gruppo di ricercatori ha effettuato uno studio sulla correlazione tra insonnia e lockdown. 

Ne abbiamo parlato in questa puntata di Zero Pollici con Natale Canale del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e Socializzazione dell’Università di Padova.

Come mai avete deciso di realizzare questa ricerca? Quali temi avete preso in considerazione durante il lockdown? 

Abbiamo deciso di realizzare la nostra ricerca dopo esserci confrontati con la letteratura scientifica, nello specifico, con l’articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet il 26 febbraio 2020 sull’impatto psicologico dei diversi periodi di quarantena del passato. Abbiamo fin da subito ipotizzato che l’isolamento sociale e le restrizioni alla mobilità potevano determinare malessere psicologico nelle persone. I temi che abbiamo preso in considerazioni sono molteplici: soddisfacimento dei bisogni psicologici di base; ricevere cura o sostegno da parte delle altre persone per mezzo di relazioni online/offline; aspetti legati al sonno e alle abitudini delle persone; sintomi di ansia/stress/depressione; la percezione del tempo e l’uso delle tecnologie digitali. 

Come si è costituito il team di ricerca? 

Il team si è costituito seguendo il criterio delle competenze di ciascuno, Nicola Cellini e Giovanna Mioni del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova esperti del sonno e della percezione del tempo, Sebastiano Costa esperto di tematiche legate al soddisfacimento dei bisogni di base del Dipartimento di Psicologia dell’Università della Campania e il sottoscritto (Natale Canale) del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università di Padova, che mi occupo dell’impatto delle nuove tecnologie digitali. In realtà io sono stato il collante, dato che conoscevo tutti e tre i ricercatori.  

Avete scoperto che l’utilizzo dei device prima di andare a letto è aumentato. 

Sono state poste a confronto la settimana dal 17 al 23 marzo (la seconda di lockdown completo) e la prima di febbraio (dall’1 al 7, quando non vi era alcun tipo di restrizione sul territorio italiano). Nonostante, durante il lockdown, le persone utilizzassero maggiormente i media digitali nelle due ore prima di andare a dormire (14,8% in più), a differenza di quanto ipotizzato, questo uso della tecnologia non ha influenzato in maniera significativa il peggioramento della qualità del sonno, ma solo il tempo impiegato ad addormentarsi, e l’orario di letto e risveglio (le persone andavano a letto più tardi e si svegliavano più tardi), ma non così drastico come ci si aspettava. È questo il paradosso: nella situazione di emergenza appena trascorsa, la tecnologia ha fornito quasi un supporto sociale e ha ridotto l’impatto psicofisiologico delle restrizioni”.

Per esempio per le coppie che si sono trovate divise durante il lockdown, ai genitori lontani dai figli, agli amici che non si potevano incontrare: “Un messaggio prima di andare a dormire o una videochiamata possono essere stati di aiuto”.

Per quanto concerne la qualità del sonno, quali disturbi avete registrato e quale correlazione avete individuato con  ansia, depressione e stress? 

Abbiamo evidenziato un grande cambiamento nel ritmo sonno-veglia. Gli studenti e i lavoratori che abbiamo raggiunto con il nostro studio hanno dichiarato di andare a letto circa 41 minuti dopo il consueto orario e a svegliarsi 54 minuti più tardi rispetto al periodo precedente alle restrizioni (i lavoratori si sono svegliati 1 ora e 13 minuti dopo, mentre gli studenti solo 45 minuti). Però, nonostante si passasse più tempo a letto, la qualità del sonno è peggiorata: in particolare tra le persone con elevati sintomi di depressione, ansia e stress, la percentuale di quelle con problemi del sonno è aumentata dal 40,5% al 52,4% (studenti: da 41,53% a 53,15%, lavoratori: 38,32% a 51,10%)”. 

Come vi spiegate i risultati?

Essere molto meno esposti alla luce solare, che è fondamentale per il benessere, sia per sincronizzare i ritmi di vita che da un punto di vista fisiologico; aggiungiamo poi la mancanza di contatti sociali e il cambiamento delle abitudini: molti si sono trovati a non poter più svolgere le consuete attività ricreative o sportive funzionali al loro benessere psico-fisico (per es., andare in palestra, al cinema, andare a messa per chi è credente, etc).

Molti si sono trovati costretti in abitazioni a volte molto piccole, magari con numerose altre persone, altri ancora hanno dovuto lavorare da casa con dei figli a carico (mentre prima potevano fare affidamento su scuole o asili) o delle persone anziane a cui dover badare; molti si sono trovati costretti a lavorare con nuove strumentazioni e tecnologie che possono aver impattato in termini di stress e tutto questo ha comportato significativi cambiamenti sia nei ritmi di vita che a livello psicologico.

Che cos’è Zero Pollici – leggi qui https://myvalley.it/2020/06/nasce-zero-pollici-un-appuntamento-per-ripartire-insieme/

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