Notizie

Anche a Bergamo la protesta degli ambulanti non alimentari

La crisi legata al covid, la mancanza delle sagre e le restrizioni dei mercati in zona rossa: sono questi motivi alla base della protesta andata in scena questa mattina nei mercati di una trentina di comuni della provincia, Bergamo compresa, dove gli operatori ambulanti non alimentari aderenti a Fiva Confcommercio hanno simbolicamente occupato i posti a loro assegnati sotto lo slogan “Riaprire i mercati e le fiere si può, riaprire i mercati e le fiere si deve”. Una protesta civile e nel rispetto delle regole con l’obiettivo di lanciare un segnale forte e chiaro alle istituzioni, Regione Lombardia in primis.

“Ringraziamo chi ha voluto scendere in piazza lo stesso recandosi al suo mercato senza vendere la merce e solo per sostenere la categoria – sottolinea Mauro Dolci, presidente Fiva Bergamo -. La nostra parte l’abbiamo fatta e adesso ci aspettiamo che la Regione confermi il passaggio in zona arancione che consentirebbe di riaprire i mercati a tutti gli operatori ma sempre nel rispetto ovviamente di tutte le precauzioni del caso per evitare di fare l’ennesimo passo indietro. In caso contrario ci faremo sentire nuovamente e questa volta proveremo ad organizzare una manifestazione collettiva e un’azione di protesta più incisiva”.

Dare un segnale senza illudersi era infatti l’obiettivo della manifestazione di oggi indetta da Fiva Lombardia e che ha coinvolto tutte le province regionali. Al di là della protesta in sé, infatti, l’obiettivo era far pesare la situazione di stallo che sta mettendo al palo la categoria degli ambulanti alle istituzioni, a seguito anche degli incontri con le Prefetture di Milano e di Bergamo dei giorni scorsi.

“I segnali non sono rosei e si prospettano chiusure soprattutto tra gli operatori di abbigliamento, calzature e pelletterie colpiti dai continui stop e go dei lockdown di questi ultimi dodici mesi – conferma Dolci -. I ristori arrivati, inoltre, sono briciole per una categoria che deve affrontare diverse spese a cominciare dall’occupazione di suolo pubblico che di media vai dai 500 ai 600 euro a mercato all’anno. Per questo attendere ancora tutto aprile per la ripartenza non è possibile, c’è grande esasperazione e molti operatori non ce la fanno più dopo un anno di fatturati precipitati: di almeno il 40% nei casi migliori fino ad oltre il 90% per chi non lavora ormai da troppo tempo come i fieristi”.

Condividi su:
Categorie: Notizie
Tag: ,

Continua a leggere

Sci, incrementato lo stanziamento per gli impianti di innevamento artificiale
Vaccini e prenotazioni, utenti dell’Alta Val Seriana indirizzati su Chiuduno