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“Le radici del pensiero democratico in Italia”: presentato il libro di Lucio Fiorina

E’ una serata che ha toccato il cuore di molti partecipanti quella che si è tenuta sabato 9 ottobre (ieri) a Gandellino in occasione della presentazione del libro “Le radici del pensiero democratico in Italia”, opera dell’architetto Lucio Fiorina, scomparso lo scorso 10 luglio.

“Una presentazione che avremmo voluto organizzare alla presenza di Lucio – ha detto Guido Fornoni, presidente dell’Associazione A.r.d.e.s. (Associazione per le Ricerche e le Divulgazioni Etnografiche e Storiche), con cui è stata promossa la pubblicazione del testo -, ma purtroppo è mancato prematuramente. Mi sembra che sia importante ricordare Lucio con questo suo ultimo lavoro che parla di una vita spesa per il bene comune”.

Alla serata, il pubblico ha riempito due sale presso i Padri Barnabiti, hanno preso parte il Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo, il professore Remo Morzenti Pellegrini, che si è occupato della presentazione del libro, il prof. Michele Leuzzi, il sen. Gilberto Bonalumi e il dott. Antonio Pasinetti.

“Sono onorato di questo invito – ha detto il Rettore – in quanto appassionato di storia politica, soprattutto del nostro territorio, ma mi ha reso particolarmente grato questo invito perché mi permette di dire qualcosa in omaggio a Lucio Fiorina. Se il fine ultimo della vita di un uomo è quello di lasciare una traccia nel mondo, ecco che il suo impegnato volume che presentiamo questa sera rappresenta una testimonianza preziosa del suo essere uomo, cittadino, politico e cristiano nel territorio bergamasco. Un segno profondo della sua presenza che credo vada ricordata e valorizzata, ma non come un retaggio nostalgico di un passato che difficilmente potrà ritornare, ma come una nuova riscoperta delle nostre radici da affidare alle nuove generazioni che avranno la responsabilità del  destino delle nostre comunità. L’aspetto interessante di questo lavoro è stata la capacità di fare una lettura nazionale ed europea ancorata al contempo alle dinamiche locali. Una cavalcata del secolo scorso con continui rimandi al nostro territorio. Un saggio che va dalle origini del popolarismo cristiano, per poi passare alla resistenza partigiana, alla Costituente, alla nascita della Democrazia Cristiana sino al ruolo di De Gasperi nel contesto europeo e internazionale. Sono due gli aspetti che hanno stimolato la mia lettura: l’analisi critico e analitica di don Sturzo e de Gasperi e poi il tema dominante della montagna”.

L’incontro ha permesso non solo di parlare all’amministratore di lungo corso, tanto legato al territorio e alla Comunità Montana, ma anche di riflettere sul percorso dell’impegno dei cattolici democratici in Italia e sui sentimenti ancora vivi che animano la buona politica.

“Questo incontro è il risultato di tanti che negli ultimi anni ho avuto la fortuna di avere con Lucio – ha detto Leuzzi -.  Il libro era l’occasione contingente per stringere con lui un rapporto molto intenso che mi ha rivelato la profondità di un uomo che era la profondità di una coscienza retta. Aveva 5 faldoni di glosse e ritagli di articoli che seguivano una logica cronologica circa la politica locale, territoriale, regionale e nazionale. Mi sono interessato della politica nazionale perché di ampio respiro. La sua Comunità Montana non doveva essere un ente di gestione, ma un ente di programmazione territoriale e i piani socio economici lo hanno visto protagonista, ma allo stesso tempo frustrato dal fatto che quei piani non si sono pienamente realizzati. Perché la Democrazia Cristiana? E lui mi rispose con una semplicità straordinaria: ‘perché gli altri partiti sono dogmatici’. Riteneva il centralismo democratico un ossimoro, una contraddizione in termini perché una democrazia non può essere centralistica e la Dc era un partito intimamente dialettico non solo perché interclassista, ma perché all’interno vi erano le correnti”.

Lucio Fiorina

“Va rilevato un punto debole della nostra carta costituzionale – ha detto Bonalumi, componente di ben 5 legislature al Parlamento -: è andato in crisi l’articolo 49 che disciplina la rappresentanza. In questi giorni sono in programma diversi appuntamenti in città che riempiono le sale di giovani. Perché si vede invece la politica come qualcosa di lontano? Perché continua a percepire i partiti come luoghi di peccato? Oggi probabilmente in questa disaffezione alla politica, in questa gente che non va più a votare, la gran parte di questi sono cattolici”.

“Si ammira il nuovo – ha detto nelle conclusioni Bonalumi – soprattutto se questo nuovo è percepito come qualcosa di salvifico. Non esistono liberatori, ma uomini e donne che si liberano. Fare senza pensare non è una categoria della politica. Abbiamo bisogno ciclicamente di lanterne che non si spengono mai. La nostalgia non è un rimpianto, l’umiltà non è una viltà e la mitezza non ha nulla a che fare con l’arrendevolezza. In questo momento smemorato la memoria vive se la facciamo conoscere. In tempi di un linguaggio che si volgarizza sempre di più, come Giobbe dobbiamo dare alla parola il suo giusto ruolo. La democrazia viene corrosa, anzi tutto con la corruzione delle parole. La parola democratica è lo strumento che elabora spazi sostitutivi alla violenza. Molta gente non va a votare perché la democrazia stanca e spesso la democrazia delude. Queste considerazioni possono sembrare fuori tema, ma questo è il popolarismo dei democratici, il popolarismo che rischia di essere sconfitto da una verbosità concettuale, da parole come quella di populismo che si è caricata di una pluralità di significati così ampia per cui la politica promette ciò che non riesce a dare e il populismo promette ciò che non riesce più a dare e quindi guadagnare una pochezza di voti sulla frustrazione che finisce con il generare. Servono mattoni per costruire nuovi fondali, ma è grazie alle radici che si avanza”.

“Per i suoi ruoli amministrativi e politici in questo caso siamo di fronte a un testo scritto da un osservatore privilegiato – ha detto Pasinetti -. Era molto preoccupato dell’aridità della proposta politica attuale che non sa conciliare gli aspetti del privato sociale con una riflessione che possa arrivare a una programmazione del territorio e dello Stato nazionale. Per questo voleva riaprire un dialogo con le nuove generazioni. Se non riusciamo a fare questo nel momento in cui possiamo ancora trovare qualche interlocutore con cui riprendere una passione politica, chi potrà essere interessato ancora? Rischiamo di arrivare nel deserto e in un punto in cui non ci saranno nemmeno amministratori disposti a candidarsi. Mi confidava che il suo desiderio era quello di avere un’opportunità di avere tante persone, magari tanti giovani, un’occasione come quella di questa sera, per partire con un discorso nuovo, un coinvolgimento nuovo con cui iniettare una passione nuova. Oggi, mentre ci guarda sarà contento di vedere che questo si sta realizzando in quanto c’è una sala piena, tanti amici e tante persone che si dedicano a riflessioni che abbiano uno sguardo un po’ più lungo”.

“Con le offerte raccolte attraverso il libro – ha detto la prima cittadina Flora Fiorina – si andrà a sostenere un progetto dell’amministrazione comunale che prevede una borsa di studio da 1.500 euro per uno studente meritevole intenzionato a proseguire gli studi dopo il diploma all’Università”.