Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità la normativa contenente modifiche alla legge regionale 5 del 2020 relativa alla disciplina delle modalità e delle procedure di concessione delle grandi derivazioni idroelettriche in Lombardia e determinazione del canone.
Il provvedimento (relatore il Presidente leghista della Commissione Ambiente, Riccardo Pase) contiene una serie di modifiche che discendono da un confronto con il Governo, al fine di superare un contenzioso pendente dinanzi alla Corte Costituzionale. I cambiamenti, coerenti con il confronto avuto con Palazzo Chigi, riguardano alcuni aspetti della norma, come il procedimento per l’assegnazione di concessioni scadute, requisiti per la partecipazione alle gare, chiarimenti sui limiti dei poteri regionali e richiami più espliciti alla valorizzazione dei beni paesaggistici.
Non si tratta, ha spiegato Pase durante la sua relazione, «di uno stravolgimento della norma, ma di un intervento solo su aspetti tecnici». A favore anche il Partito democratico, che con il capogruppo Fabio Pizzul ha ricordato che il tema dell’energia «merita ulteriori riflessioni e anche ulteriori interventi da parte del Consiglio».
«Con l’approvazione del progetto di legge 193 abbiamo accolto le osservazioni del Governo, dando quindi il via al percorso che porterà alla regionalizzazione delle concessioni. E quindi al trattenimento delle risorse e al loro reinvestimento sui nostri territori – osserva il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, il bergamasco Roberto Anelli -. Il testo votato in Aula apporta una serie di modifiche alla disciplina delle concessioni sulle grandi derivazioni idroelettriche, disponendo la regionalizzazione delle proprietà alla scadenza delle concessioni stesse. Questo permetterà che i canoni derivanti saranno introitati dalla Regione, invece che dallo Stato, e di conseguenza potremo portare una serie di benefici direttamente sui territori, sui quali sono presenti le infrastrutture idroelettriche. Ad esempio, si potrebbe pensare ad una riduzione del costo dell’energia per gli enti locali e le strutture pubbliche. In questo modo le risorse potranno aiutare al mantenimento dei territori montani».
«Non sarà un processo che partirà dall’oggi al domani, perché molte concessioni devono ancora scadere – conclude il Capogruppo leghista -, tuttavia abbiamo posto le basi di un grande progetto a favore della Lombardia. Tanto è vero, che la nostra Regione è stata la prima, ancora una volta, a portare avanti una legge innovativa, subito ripresa dalle altre Regioni».
Dario Violi, del Movimento 5 Stelle, commenta: «Ho chiesto e ottenuto, dal Consiglio regionale della Lombardia, l’approvazione del nostro Ordine del Giorno, che invita la Giunta a lavorare affinché l’intera destinazione del canone proveniente dalla presenza sul territorio di derivazioni idroelettriche, resti sui territori. L’auspicio ora è che il Governo regionale proceda in fretta, prima che Roma, e altri interessi, possano ritardare ancora questo provvedimento».
«I territori montani sono, nella maggior parte dei casi, la sede delle grandi derivazioni in Lombardia – aggiunge Violi -. Tali territori ne subiscono l’impatto ambientale, ricevendone in cambio una compensazione inadeguata a generare investimenti e rilancio economico. È fondamentale che i proventi dell’attività di derivazione idroelettrica restino totalmente alla montagna. In questo modo le risorse potranno essere investite per ridurre lo svantaggio economico, territoriale ed infrastrutturale dei territori montani. Con particolare attenzione all’agricoltura di montagna, alle vocazioni produttive e turistiche, alla prevenzione del dissesto idrogeologico».



















