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Anche gli agricoltori bergamaschi protestano a Milano con Coldiretti 

Migliaia di agricoltori e allevatori provenienti da tutta la Lombardia, anche bergamaschi, si sono ritrovati la mattina di martedì 10 marzo in piazza Duca d’Aosta a Milano per una grande mobilitazione promossa da Coldiretti a difesa del settore agricolo e del vero Made in Italy. Tra i partecipanti, appunto, anche la delegazione di Coldiretti Bergamo guidata dal presidente Gabriele Borella e dalla direttrice Erminia Comencini, presenti in piazza per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che stanno attraversando le imprese agricole del territorio. Una manifestazione molto partecipata: tanti i giovani imprenditori agricoli scesi in piazza per denunciare la situazione di difficoltà in cui si trovano oggi e per chiedere risposte concrete alle istituzioni.

Sono numerose le problematiche che le aziende agricole si trovano ad affrontare ogni giorno: dai prezzi sottocosto alla concorrenza sleale, dalla burocrazia asfissiante ai controlli duplicati, dagli eventi meteo estremi alla fauna selvatica incontrollata, dai risarcimenti che arrivano con tempi troppo lunghi al consumo di suolo. Inoltre, la nuova guerra in Medio Oriente e il rischio di un ulteriore shock energetico rappresentano un’ulteriore minaccia per la produzione agroalimentare. Gli agricoltori chiedono alle istituzioni regionali di intervenire nei diversi livelli decisionali con misure concrete e strutturali. Per l’occasione è stata allestita un’installazione simbolica che rappresenta una partita a scacchi, per mostrare visivamente le difficoltà che ogni giorno le aziende agricole devono affrontare.

“Le nostre imprese agricole stanno affrontando una fase estremamente complessa – sottolinea il presidente di Coldiretti Bergamo Gabriele Borella -. Gli agricoltori chiedono regole più semplici, prezzi giusti e strumenti concreti per poter continuare a produrre qualità, tutelare il territorio e garantire il futuro delle nostre campagne.”. Parlando dei temi del territorio provinciale Borella ha evidenziato: “L’agricoltura bergamasca sta attraversando una fase molto complessa. In alcuni comparti, come quello orticolo della IV Gamma, i prezzi di vendita sono fermi da oltre vent’anni mentre i costi di produzione sono aumentati sensibilmente, soprattutto dopo il Covid – continua il presidente -. Preoccupa inoltre la crisi della suinicoltura, con un calo dei prezzi al produttore di circa il 40% in pochi mesi, mentre sugli scaffali i prezzi restano invariati e cresce l’ingresso di carne estera sul mercato”.

Sono stati portati all’attenzione di Regione Lombardia anche altri temi che interessano l’agricoltura bergamasca, come le difficoltà che caratterizzano il settore latte, i nitrati, la fauna selvatica e i problemi del comparto assicurativo. “Oggi, in piazza Duca d’Aosta, la voce degli agricoltori e degli allevatori di Bergamo e dell’intera Lombardia è arrivata forte e chiara: difendere le nostre filiere significa proteggere l’anima stessa del nostro territorio”. Così Michele Schiavi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, commenta la partecipazione alla manifestazione di Coldiretti a sostegno del comparto primario. “La Lombardia continuerà a essere al fianco di chi difende il nostro cibo e il nostro lavoro – dichiara Schiavi -. Proteggere le imprese agricole significa difendere il territorio e la qualità della vita di tutti i cittadini lombardi. Trasformeremo le richieste di oggi in impegni strutturali per garantire un futuro a chi vive di agricoltura nella nostra provincia”.

Anche Davide Casati, consigliere regionale del Partito democratico, ha commentato la situazione: “Nella nostra mozione impegniamo la Regione ad attivarsi con il Ministero dell’Agricoltura e con le competenti sedi dell’Unione europea affinché siano promosse misure urgenti a sostegno della filiera lattiero-casearia, finalizzate, in particolare, al supporto economico degli allevatori maggiormente colpiti dalla crisi di mercato, alla stabilizzazione finanziaria della filiera, alla riduzione volontaria della produzione lattiera, mediante adeguati indennizzi agli allevatori, e al rafforzamento della trasparenza nelle norme in materia di etichettatura circa l’origine delle materie prime e l’utilizzo di cagliate lavorate o industriali, quindi il cosiddetto codice doganale, che va rivisto”.

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