Ricorre il 35° anniversario del martirio del Beato don Alessandro Dordi, originario di Gromo San Marino, a Gandellino, ucciso da un commando di terroristi a colpi di arma da fuoco, vicino a Rinconada, in Perù. Lunedì 24 agosto la parrocchia, in collaborazione con il Centro missionario diocesano di Bergamo e la Comunità ecclesiale territoriale 2 dell’alta Valle Seriana e Valle di Scalve, lo ricorda con una fiaccolata e un cammino orante, martedì 25 agosto verrà invece celebrata una Messa solenne.
Il primo appuntamento è proprio per lunedì 24 agosto: alle 20,30 il ritrovo nella casa natale di don Alessandro Dordi, a Gromo San Marino, quindi il corteo con le fiaccole e le preghiere fino alla chiesa parrocchiale. Martedì 25 agosto alle 20 la visita al cimitero e la preghiera sulla tomba del Beato dell’alta Valle Seriana, quindi alle 20,30 la celebrazione della Messa solenne nella memoria liturgica.
Nato a Gromo San Marino il 22 gennaio 1931, Alessandro Dordi entrò in seminario a Bergamo e chiese di far parte della comunità missionaria del Paradiso, istituzione religiosa voluta dall’allora vescovo monsignor Adriano Bernareggi per fare fronte alle diverse emergenze pastorali. Ordinato sacerdote il 12 giugno 1954, ha svolto il suo ministero nella Diocesi di Chioggia e tra gli emigrati italiani a Le Locle, nel Cantone svizzero di Neuchatel, dove rimase fino al 1980.
Quell’anno iniziò, su sua richiesta, la missione tra i poveri del Perù, in particolare nella Valle del Santa, a nord di Chimbote. Intenso fu il suo lavoro a difesa dei più deboli e nella promozione dei valori evangelici, attività che provocò la violenta avversione dei guerriglieri di “Sendero Luminoso”. Scrive la Congregazione delle Cause dei Santi sul suo sito istituzionale: “Dopo una serie di intimidazioni, e dopo che il 9 agosto i guerriglieri del movimento uccisero due frati polacchi, la sera del 25 agosto 1991 un commando di terroristi gli tese un’imboscata e lo uccise a colpi d’arma da fuoco”.
E ancora: “L’unica ragione della condanna a morte fu il loro status e il loro apostolato di religiosi e di sacerdoti. Profonda fu la loro serenità di fronte al martirio, che giunse improvviso ma non imprevisto. Essi erano ben consapevoli del clima minaccioso che andava addensandosi intorno a loro; ma, nonostante ciò, non abbandonarono le loro parrocchie”. In particolare don Dordi, pur avendo la possibilità di fuggire, rimase al suo posto e nel momento della morte rivolse parole di pietà ai suoi uccisori”.



















