C’è preoccupazione in Val di Scalve per la difficile situazione legata alla pandemia e alle restrizioni che gli operatori economici stanno vivendo. Dalla Comunità montana, nei giorni scorsi, è partita una lettera per segnalare la «grave tensione sociale ormai non più latente che si sta manifestando». A firmarla i quattro sindaci su carta intestata della Comunità montana.
Pietro Orrù (sindaco di Vilminore e presidente della Comunità montana), Mirella Cotti Cometti (sindaco di Azzone), Gabriele Bettineschi (sindaco di Colere) e Marco Pizio (sindaco di Schilpario) hanno scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al presidente della Regione Attilio Fontana e al prefetto di Bergamo Enrico Ricci. La lettera è stata spedita l’11 gennaio, quando ancora la Lombardia non si trovava in zona rossa. Il suo contenuto, dunque, assume ancor più significato adesso che ci troviamo col massimo delle restrizioni.
I sindaci, anzitutto mettono in evidenza come «dopo aver vissuto il difficile momento pandemico bergamasco del marzo scorso, ora, da parecchi mesi le località scalvine non presentano casi di contagio alcuno». Quindi sottolineano che «la continua emanazione di controverse ed intempestive normative sta “minando” la tenuta psicologica e soprattutto economica della nostra popolazione, verso la quale abbiamo il dovere di alzare un grido di allarme».
I sindaci mettono in evidenza le difficoltà degli operatori della ristorazione, del commercio, del settore alberghiero, degli impianti sciistici. Una situazione che sta mettendo a dura prova la tenuta socioeconomica del territorio. E c’è timore che si possa giungere a «qualche iniziativa ai margini della legalità».
La lettera si conclude con la richiesta di interventi perché «venga riconosciuta una zona gialla in ambito provinciale o sub-provinciale; o venga consentita la apertura dei ristoranti e dei negozi in genere, nel rispetto di ogni stringente normativa; o venga chiarita la possibilità di giungere nelle località turistiche montane per effettuare le attività ivi offerte (sci di fondo, escursionismo in genere, ecc.), all’aria aperta nel pieno rispetto di ogni prescrizione; o venga stabilita una certezza tempistica e nelle modalità, per la riapertura dei comprensori sciistici».
Nel frattempo, però, è arrivata la zona rossa con una situazione che a questo punto appare ancor più compromessa.
Di seguito il testo integrale della lettera:
OGGETTO: Grave situazione socioeconomica in Valle di Scalve.
Spett.li Autorità,
con la presente gli Amministratori della Valle di Scalve intendono rappresentarVi una grave tensione sociale ormai non più latente, che si sta manifestando nella nostra realtà locale.
Dopo aver vissuto il difficile momento pandemico bergamasco del marzo scorso, ora, da parecchi mesi le località scalvine non presentano casi di contagio alcuno.
La continua emanazione di controverse ed intempestive normative sta “minando” la tenuta psicologica e soprattutto economica della nostra popolazione, verso la quale abbiamo il dovere di alzare un grido di allarme.
Non vorremmo giungere a constatare da spettatori inermi, qualche iniziativa ai margini della legalità in particolar modo dagli operatori del settore della ristorazione, alberghiero e del commercio probabilmente il più duramente colpito dalle prolungate ed intermittenti chiusure: ci stiamo adoperando giornalmente affinchè i nostri operatori turistici mantengano un profilo corretto e collaborativo.
Noi dal canto nostro, come Amministratori che sono consapevoli delle necessità di tutti, non possiamo far null’altro che ringraziare i nostri operatori dei vari settori economici descritti poc’anzi, per il servizio che cercano di erogare senza però ottenere il riscontro economico che gli spetterebbe e che meriterebbero. Vorremmo segnalare altresì che anche la ricettività alberghiera, seppure formalmente non inibita per legge, sta subendo difficilissimi contraccolpi per i limiti agli spostamenti e temiamo a ragion veduta, che non tutti possano ripartire dopo la stabilizzazione della situazione sanitaria.
Non dimentichiamo il settore sciistico legato agli impianti di risalita, che vive continuamente nell’incertezza di una possibile riapertura, ma con investimenti già fatti per adeguarsi alla nuova realtà normativa dal punto di vista sanitario. E che dire delle piste per lo sci da fondo? Un settore sul quale la nostra Valle fa notevole riferimento: abbiamo cercato di interpretare in senso positivo la possibilità di frequentazione delle stesse anche da parte di utenti provenienti da fuori comune, ma certamente la situazione di incertezza limita molto la scelta dell’utente finale.
Visto quanto sopra rappresentato, anche al fine di evitare esagerate tensioni sociali, chiediamo a quanti in indirizzo (ciascuno per le proprie competenze), che Vi vogliate adoperare affinché:
o venga riconosciuta una zona gialla in ambito provinciale o sub-provinciale;
o venga consentita la apertura dei ristoranti e dei negozi in genere, nel rispetto di ogni stringente normativa;
o venga chiarita la possibilità di giungere nelle località turistiche montane per effettuare le attività ivi offerte (sci di fondo, escursionismo in genere, ecc.), all’aria aperta nel pieno rispetto di ogni prescrizione;
o venga stabilita una certezza tempistica e nelle modalità, per la riapertura dei comprensori sciistici;
Contando sulla fattiva collaborazione di tutti, si porgono distinti saluti.


















