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IRON MAIDEN – The Book Of Souls

Un nuovo disco degli Iron Maiden è da sempre un avvenimento importante per il mondo dell’heavy metal e più in generale del rock. Questa volta l’attesa è, se possibile, stata ancora più spasmodica del solito, in quanto legata a doppio filo alle notizie sullo stato di salute del cantante della vergine di ferro, Bruce Dickinson, al quale era stato diagnosticato qualche tempo fa un tumore che, fortunatamente,  dopo un ciclo di terapie è stato debellato. E allora tutti a chiedersi se questa cosa avrebbe in qualche modo influito sul nuovo disco, se il processo di lavorazione interrotto a causa di della malattia sarebbe stato minato da una notizia come questa.

Ora l’attesa è finita e il sedicesimo album da studio della veterana band inglese è pronto per essere ascoltato. “The Book of Souls” è un disco mastodontico fin dal suo approccio… 92 minuti di musica divisi in un doppio cd o triplo vinile sono una scommessa importante anche per una band di tale storia, che dimostra ancora una volta di dare poco peso alle influenze esterne e di privilegiare le proprie idee che in tutti questi anni l’hanno elevata a simbolo di un intero movimento. Un intro dal sapore quasi western e poi parte “If Eternity Should Fail” che ha il compito di rompere il ghiaccio e lo fa con un mid-termpo  granitico in cui le tre chitarre di Smith, Murray e Gers si intrecciano fino al break con accelerazione centrale in cui si erge a protagonista la sezione ritmica con Steve Harris e Nicko Mc Brain a dettare i tempi. Questa è una delle due canzoni composte interamente da Dickinson, l’altra è posta in chiusura, “Empire of The Clouds” è il pezzo più lungo mai composto dalla band inglese, 18 minuti che ci consegnano i Maiden come mai li avevamo visti…una suite aperta da pianoforte e archi, carica di una drammaticità palpabile, con un Dickinson ispirato come non mai, una prestazione che fuga tutti i dubbi sui possibili problemi alla voce causati dalla malattia. “Speed Of Light”, scelta come primo singolo, dotata di un riff molto hard rock è in linea con quanto fatto negli ultimi anni, così come “Death Or Glory”, incentrata sulla figura dell’asso dell’aviazione tedesca conosciuto come il Barone Rosso, entrambe a firma Smith/Dickinson. La penna di Harris invece partorisce uno dei momenti migliori del disco, “The Red And The Black”, 13 minuti in cui troviamo le atmosfere progressive che hanno caratterizzato la seconda parte di carriera dei Maiden accoppiate ad un ritornello molto melodico che si memorizza in pochissimo tempo. “Tears Of The Clown” è dedicata alla figura dell’attore Robin Williams, ed è un’amara riflessione su come si può rimanere soli anche quando in linea teorica si possiede tutto quanto sembra più importante, dalla fama ai soldi. Segnalando poi che “When The River Runs Deep” è quanto di più vicino ai “vecchi” Maiden la band abbia composto negli ultimi anni, rimane da rimarcare il bellissimo lavoro grafico di Mark Wilkinson che è riuscito a donare ad Eddie, la mascotte del gruppo, una nuova identità come sempre affascinante ed inquietante allo stesso tempo.

Se a questo aggiungiamo anche che il lavoro in fase di produzione di Kevin Shirley appare migliore di tante altre volte, possiamo tranquillamente capire come mai questo “The Book Of Souls” sia uno dei lavori più riusciti da quando nel 2000 la band decise di ripartire dall’attuale formazione a sei elementi.

 

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