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DARKH – A Story Yet Untold

Arrivano da Praga i Darkh, città ricca di storia e come loro stessi scrivono nella loro biografia “di strade in cui si respirano storie di vite passate e romanticismo perduti. Una città di drammatica bellezza e fascino gotico”.

Anche la copertina del disco, autoprodotto dalla band dopo diversi ep, e l’immagine della band stessa richiama un misto di gotico e misterioso. Definire però i Dark come i gothic rock band potrebbe essere abbastanza sbagliato visto le diverse influenze che fanno parte del loro background e che come loro stessi scrivono vanno da AFI, Papa Roach e The Cult fino a Kiss, Alice Cooper e persino Black Sabbath. A questo aggiungerei una buona dose di sleaze scandinavo, tra Hardcore Superstar e Confess per avere un quadro completo di cosa troverete in ” A Story Yet Untold”. Dopo una breve intro si parte con “F.I.N.E.”, pezzo d’impatto che si avvale di un buon ritornello molto melodico, mentre nella breve “I Wanna Be Free” è l’anima più sleaze di Tom e compagni a venire fuori con ottimi risultati. “Bury Our Bones” è stata scelta come singolo ed è un ideale ponte tra le influenze più sleaze e quelle più alternative, risultando molto convincente e per nulla artificiosa. “Ain’t No Sin” è di fatto un pezzo rock’n’roll a cui vengono aggiunte delle screaming vocals che lo rendono appetibile a diverse fasce di pubblico, così come “Dead Man’s Toll”, mentre l’altro singolo “The Curse” è decisamente più classico nel suo incedere e anche qui da rimarcare la capacità della band di scrivere pezzi immediati e non scontati. Andiamo verso la fine con “Lights Out” altro bel pezzo diretto di modern sleaze alla Black Veil Brides e “Motionless” che si segnala per un bel break centrale, per poi chiudere con il pezzo che non ti aspetti: “Home is Where The Heart Is” è una ballata per pianoforte e voce che mette in luce il lato più gotico del quartetto ceco, degna conclusione per un esordio sicuramente da promuovere.

 

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