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BURNING RAIN – Face The Music

Quarto album in 20 anni per i Burning Rain, una delle migliori formazioni di hard rock classico attualmente in circolazione, fondata nel 1998 dal chitarrista Doug Aldtrich ( Whitesnake, Lion, Dio, The Dead Daisies ) e dal cantante Keith St. John ( Medicine Wheel, Montrose ), e che dopo aver pubblicato due dischi nel 1999 e nel 2000 si era presa una lunga pausa, terminata nel 2013 con il ritorno su Frontiers Records.

Accanto a Aldtrich e St. John, in questo nuovo lavoro troviamo una sezione ritmica nuova di zecca, formata dal batterista degli Slaughter Blas Elias e dal bassista Brad Lang ( Jet Red, Y & T ), per una formazione che potremmo tranquillamente definire “supergruppo” visto la caratura dei musicisti coinvolti. Ma diversamente da altri supergruppi qui di sostanza ne troviamo parecchia, le 11 canzoni contenute nel disco sono una delle cose migliori uscite negli ultimi anni in campo hard rock vecchio stampo, quello per intenderci che fa riferimento a band quali Whitesnake, Led Zeppelin e via dicendo. L’album alterna brani più muscolari come l’opener “Revolution” e la bellissima “Midnight Train”, a cose più blues oriented come “If It’s Love” , a mio avviso uno dei pezzi più belli dell’intera disocgrafia dei Burning Rain. Echi zeppeliani possono essere benissimo colti in brani come “Shelter” e “Since I’m Loving You”, con un St. John che percorre con grande naturalezza i sentieri tracciati dal signor Plant. E se “Nasty Hustle” ricorda molto gli ultimi Whitesnake , “Lorelei” è una lunga corsa nel deserto in cui Aldtrich può sfoggiare tutto il suo talento ben coadiuvato da una sezione ritmica potente e precisa, che anche dal vivo come abbiamo potuto apprezzare al recente Frontiers Festival è un valore aggiunto non da poco. La title track, “Face The Music”, ci trasporta dritti negli anni ’80, e smentisce quanti dicono che il limite della band sia quello di scrivere pezzi belli ma che scivolano via senza farsi facilmente memorizzare; il ritornello è infatti di quelli che una volta sentito ti si infila dritto in testa e non se va più. Citazione doverosa sicuramente anche per “Hit And Run”, con un’altra prova maiuscola di St. John, che a mio avviso è uno dei migliori cantanti di genere in circolazione, capace di graffiare quando serve e di ammaliare allo stesso tempo, oltre ad avere una presenza sul palco degno del miglior Coverdale, come abbiamo potuto vedere nella già citata partecipazione al recente festival di casa Frontiers. Se amate l’hard rock classico, questo è probabilmente il miglior disco uscito da parecchio tempo a questa parte.

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