Home Notizie «Vaccini, precedenza a chi vive e lavora nelle Rsa»

«Vaccini, precedenza a chi vive e lavora nelle Rsa»

Quali persone vaccinare per prime contro il Covid? Il dibattito sulle priorità aperto da alcune settimane registra oggi (mercoledì 20 gennaio) l’intervento delle due segretarie generali provinciali dei sindacati dei pensionati, Augusta Passera di Spi Cgil e Caterina Delasa della Fnp Cisl di Bergamo.

«In tempi molto più brevi rispetto alle previsioni iniziali è arrivato il vaccino anti-Covid-19 e questo ci ha permesso di sperare di vedere la fine di questa pandemia. La campagna vaccinale anti-Covid comporta, però, notevoli problemi di natura organizzativa e gestionale, nati prevalentemente dalla necessità di affrontare, in tempi rapidissimi, situazioni complesse e nuove. A questi problemi purtroppo si aggiungono quelli dovuti all’approvvigionamento delle quantità di vaccino destinate al nostro paese dal maggior produttore, e ad oggi unico autorizzato, che ha ridotto del 30% (si spera temporaneamente) le dosi consegnate. E quindi il dibattito sulle categorie di persone da vaccinare con priorità si è acuito», affermano Passera e Delasa.

Le due segretarie raccomandano quindi una precedenza assoluta. «Quella delle comunità di persone che vivono e operano nelle Rsa, ospiti e lavoratori. In questo caso la vaccinazione non assume solo il significato di protezione dalla malattia ma anche la possibilità di ristabilire quelle minime condizioni sociali e di vicinanza che sono importanti al pari della protezione dal virus. Dobbiamo garantire la fine dello spaesamento e in alcuni casi del senso di abbandono, che persone fragili possono subire se non possono vedere e interagire con i propri cari».

«Le Rsa devono, nell’ambito delle proprie disponibilità, accelerare i tempi e raggiungere velocemente la massima protezione per i propri ospiti iniziando da una campagna di informazione, sensibilizzazione degli ospiti, dei loro famigliari e del personale – proseguono le responsabili dei pensionati Cgil e Cisl -. Il personale deve essere conscio che la protezione degli ospiti e delle loro condizioni di vita all’interno delle strutture è obbiettivo prioritario e solo vaccinandosi possono garantire tale protezione. I famigliari devono essere consapevoli che i loro cari saranno protetti solo all’interno di comunità in cui il virus non possa circolare. Il prezzo pagato un anno fa nelle Rsa bergamasche deve restare nella nostra memoria e spronarci a superare timori, timidezze o egoismi attuali».

Infine, la conclusione: «La vaccinazione estesa a tutti è il solo modo per riprendere attività socializzanti all’interno delle strutture, ad avere i propri cari vicini superando la fase dei soli contatti telefonici o, nei migliori dei casi, attraverso divisori e distanziatori. Vaccinarsi è un dovere sociale e morale al quale nessuno può sottrarsi perché vivere in una comunità comporta anche responsabilità nei confronti della comunità stessa».

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