Home Bergamo Con La Valigia Un giovane chef bergamasco in una prestigiosa guida svizzera della ristorazione

Un giovane chef bergamasco in una prestigiosa guida svizzera della ristorazione

Il talento di un giovane bergamasco all’estero non è passato inosservato, tanto che il suo nome è stato inserito, insieme a quello del ristorante in cui lavora, nella prestigiosa guida svizzera Gault Millau.

E’ il riconoscimento che si è conquistato sul campo, anzi in cucina, Salvatore Sanfilippo, 31enne originario di Leffe, dove la sua famiglia si era trasferita dalla Sicilia parecchi anni or sono.

Dopo l’alberghiero di Nembro e una serie di esperienze (anche in Sicilia), da una decina di anni si è spostato in Svizzera dove lavora come chef.

La sua è una bella storia, che potrebbe essere anche da esempio ai numerosi giovani che potrebbero avere vissuto non poche difficoltà con la pandemia (e le chiusure imposte sul settore). Per Salvatore, il suo lavoro, la sua quotidianità è la realizzazione di quello ha sempre desiderato fare.

«Sin da piccolo sognavo di diventare uno chef e un cuoco professionista – si racconta Salvatore –. A questo proposito, posso raccontare un piccolo aneddoto davvero significativo. Quando accompagnavo i miei genitori a fare la spesa mi piaceva curiosare nei carrelli delle altre persone per capire quali ingredienti avevano acquistato. Una volta riconosciute le materie prime, mettevo alla prova la mia fantasia e le mie abilità, provando a immaginare quali piatti avrei potuto cucinare».

L’ambiente famigliare ha inciso molto sul percorso di Salvatore. «Devo dire che questa mia naturale inclinazione – si spiega – e predisposizione è stata quotidianamente rafforzata dall’amore che mia mamma Lina, da buona siciliana, ha sempre mostrato verso il buon cibo e la buona cucina. Amo e ammiro la sua dedizione, la sua capacità di creare piatti genuini e sinceri in grado di generare momenti di convivialità e condivisione. Tutto ciò è stato fonte di ispirazione e, ancora oggi, influenza il mio “stile” e il mio modo di intendere l’arte culinaria».

Meriti e risultati recentemente raggiunti sono il frutto di un lungo percorso. Fondamentale la scelta dell’istituto superiore. «Date queste premesse, è stato naturale scegliere di frequentare un istituto che mi permettesse di approfondire e coltivare questa mia grande passione – ricorda il giovane chef -. Gli anni trascorsi alla scuola alberghiera di Nembro (Bergamo) sono stati la prima tappa del mio percorso formativo, avendo anche la possibilità, durante i fine settimana, di lavorare nella cucina di un ristorante della zona, proprio per prendere ulteriore dimestichezza con questo mondo».

Dopo la scuola, la fortuna di “mettere nel cassetto” tante esperienze importanti, di chi Salvatore ha saputo fare tesoro. «Dopo il diploma sono entrato nella cucina della “Casa Serena” di Leffe – ripercorre Sanfilippo – . Un periodo che ricordo sempre con molto piacere perché ho avuto la fortuna di imparare i segreti della professione da due cuochi molto, ma molto, preparati, con un curriculum di primo livello, avendo lavorato nei migliori ristoranti della bergamasca. Arturo e Tiziano, inoltre, mi hanno sempre incoraggiato a credere nelle mie qualità e a puntare in alto. A loro devo molto!»

«Nel mio curriculum rientra anche un’esperienza estiva in un locale delle Isole Eolie, prima di riuscire a entrare nelle cucine di ristoranti di prestigio della Bergamasca e del Milanese. Qui ho avuto la possibilità di lavorare con chef stellati, facendo tesoro dei loro consigli e riuscendo a far mio qualche prezioso trucco del mestiere. Nel frattempo, avevo intrapreso una serie di collaborazioni nel luganese, “antipasto” del mio trasferimento nel Canton Ticino».

La svolta

«L’anno chiave e di svolta, per la mia “vita” e la mia “carriera”, è il 2013 – prosegue lo chef -, quando ho ricevuto la chiamata del presidente degli esercenti del Canton Ticino che, apprezzando il mio lavoro, mi propose di diventare cuoco nel suo nuovissimo ristorante situato sulle sponde del Lago di Lugano. Colsi questa opportunità al volo, convinto che fosse la strada giusta. E devo ammettere che così è stato. I tre anni e mezzo trascorsi a Lugano mi hanno fatto crescere, mi hanno responsabilizzato e mi hanno permesso di mettere a punto il mio stile e un metodo di gestione della cucina efficace ed efficiente, innalzando la qualità dei miei piatti».

«Ora vivo e lavoro a Bellinzona – aggiunge Salvatore -. Andrea e Monica mi hanno fortemente voluto nel loro ristorante, il Moan, per dare forma ad una cucina qualitativa e, allo stesso tempo, innovativa e creativa, al passo coi tempi, proprio come piace a loro e a me! Questa filosofia ci sta portando a ottenere risultati che ci rendono davvero orgogliosi, tanto che siamo entrati nella prestigiosa guida Gault Millau, molto famosa e influente in Svizzera, Francia e Germania. Ogni anno, guida Gault Millau recensisce i migliori ristoranti di moltissimi Paesi, premiando quelli in cui gli chef mostrano particolare attenzione alla novità e all’innovazione, nel pieno rispetto dei sapori autentici delle materie prime che utilizzano, e che si distinguono per l’eccellente presentazione dei piatti»

Perché la decisione di accostarsi al mondo della ristorazione?

«Sono sempre stato convinto di diventare cuoco. Ne ero certo e questa ferma convinzione mi ha permesso di affrontare e superare le difficoltà che ci sono state lungo il mio percorso formativo e lavorativo. Insomma, volevo a tutti costi diventare cuoco e ci sono riuscito. Del resto, come dimostra la mia “storia” e anche l’aneddoto che prima vi ho raccontato, la cucina è ed è stata al centro dei miei pensieri fin dall’infanzia. Quando pensi costantemente ad una tua passione, penso sia doveroso coltivarla e alimentarla. Ed è quello che ho fatto!»

Come è maturata la scelta di andare all’estero?

«Devo dire che la possibilità di lavorare in Svizzera si è manifestata quasi casualmente, dopo una cena con degli amici in un locale del Canton Ticino. Da quel momento, ho iniziato una serie di collaborazioni per poi trasferirmi definitivamente nel 2013».

Perché proprio la Svizzera?

«Ho maturato questa decisione per diverse ragioni. In primis perché la proposta del presidente degli esercenti del Canton Ticino era davvero allettante, permettendomi di gestire, in prima persona, la cucina del suo ristorante. A ciò si aggiunga, il fatto che la Svizzera offre a noi lavoratori condizioni contrattuali decisamente migliori rispetto all’Italia, soprattutto in termini di tutele, orari di lavoro e crescita professionale. Infine, devo dire che qui ho trovato persone che sono state in grado di valorizzare il mio lavoro e che, tutt’ora, mi permettono di esprimere liberamente il mio modo di intendere l’arte culinaria. Del resto, la ristorazione svizzera e, più in generale, l’intero Paese, è particolarmente aperto all’innovazione, in ogni ambito e contesto. Le novità e i cambiamenti non spaventano. Ciò mi ha permesso di dare forma alla mia cucina e alle mie ricette, animate dalla volontà di rivisitare i piatti della tradizione in chiave moderna. Il mio stile è fatto di commistioni e influenze mediterranee, siciliane e bergamasche, le terre delle mie origini, a cui associo i prodotti, di prima qualità, del Ticino, la mia “seconda casa”. Questa filosofia è particolarmente apprezzata qui in Svizzera. Per questo, penso di rimanerci a lungo!»

Raccontaci un po’ come ti trovi nel ristorante in cui lavori  

«Attualmente lavoro nel ristorante Moan. Si trova a Bellinzona in una location meravigliosa, nel cuore del centro storico. La città soddisfa a pieno le mie esigenze. Offre una clientela ampia e variegata e opportunità lavorative di primo livello. Nonostante sia molto attiva e frequentata durante le ore diurne, la sera, invece, è piuttosto tranquilla. Una situazione che gradisco parecchio, perché, quando non lavoro, amo la pace e la serenità e non il movimento, talvolta il caos, delle grandi città!»

Certo, non sono tutte rose e fiori, perché le difficoltà non sono mancate. Quali difficoltà s’incontrano lontano da casa?

«Forza di volontà, passione e tenacia sono caratteristiche e doti universalmente riconosciute ai bergamaschi. Quelle che servono per poter affrontare una “nuova” avventura in un altro Paese e quelle che servono per inserirsi in un “nuovo” mondo del lavoro».

«Inoltre, non è stato facile lasciare la mia terra d’origine. Devo dire che la mia famiglia, la mia fidanzata e i miei amici mi mancano. Mi manca frequentarli e stare quotidianamente con loro. La tecnologia e i dispositivi elettronici sopperiscono solo in parte e, chiaramente, non possono sostituire il contatto diretto. Devo dire che la vicinanza tra i due Paesi mi aiuta ad alleviare questa mancanza. Un centinaio di chilometri e circa due ore di macchina mi permettono di raggiungere Bergamo piuttosto velocemente. E quando ho la possibilità non esito a farlo!»

In quali progetti sei coinvolto?

«Essenziale”! Si chiama così il progetto in cui sono direttamente coinvolto e a cui sono molto legato. Si tratta di uno spazio virtuale, da poco online, dedicato al “Food & Beverage” che permette a chiunque di avvicinarsi o approfondire le sue dinamiche, raccogliendo e trattando argomenti provenienti dalle diverse microcategorie che compongono questo settore: piatti e ricette, panificazione, abbinamenti, nutrizione e alimentazione, mixology, l’arte del drink e molto altro».

«Questo progetto nasce nel corso del lockdown. L’impossibilità di venire al ristorante ha spinto molti clienti a chiedermi una serie di “tutorial” per accompagnarli nella realizzazione di alcune ricette, alla portata di tutti, direttamente da casa. Così ho deciso di stendere per iscritto le mie idee e le mie proposte, pensate appositamente per un pubblico di non addetti ai lavori, per poi raccoglierle in questo spazio sul web, insieme a svariati contributi di altri professionisti ed esperti. Il risultato mi rende davvero orgoglioso e invito tutti a visitare la nostra piattaforma!»

I programmi per il futuro? Tornare in Italia?

«Devo ammettere che quando ho scelto di trasferirmi in Svizzera ero convinto di rimanerci a lungo. E così è stato! Al momento non è nei miei progetti un ritorno in Italia. Del resto, pur sentendo la mancanza dei miei cari, la città in cui vivo e lavoro mi offre opportunità lavorative e professionali a cui non si può dire di no!»

Come va con la pandemia all’estero? Cosa c’è di diverso dall’Italia?

«Nell’ultimo periodo, in Svizzera, la situazione è in costante peggioramento. Purtroppo i contagi aumentano di giorno in giorno e, in molti, parlano della possibilità di nuove restrizioni che, ovviamente, coinvolgono anche e soprattutto attività come i ristoranti. Sarebbe un altro brutto colpo per il settore dopo quello dello scorso anno»

«Onestamente, devo dire che, qui, la pandemia è stata affrontata con meno rigore rispetto all’Italia, dove siamo stati colpiti duramente. E temo che questa maggiore leggerezza possa avere effetti negativi nel prossimo futuro».

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