Un pomeriggio carico di emozioni, musica e memoria quello andato in scena alla Malga Lunga, dove i Modena City Ramblers hanno portato la loro energia in un concerto che ha saputo unire il ricordo della Resistenza alla potenza del folk rock più autentico. Ad aprire l’evento è stato il gruppo Resistrio, che con le sue sonorità radicate nella tradizione partigiana ha dato il tono a una giornata fortemente simbolica, immersa tra i boschi e le montagne che furono teatro della lotta antifascista in Val Seriana.
A fare gli onori di casa la sindaca di Sovere, Roberta Cadei. Emozionato anche Mauro Magistrati, presidente provinciale di ANPI Bergamo, che ha ribadito il valore della Malga Lunga come luogo simbolo della Resistenza bergamasca. A seguire, Cristina Maccari, vicesindaca e assessora alla Cultura del Comune di Gandino, ha ricordato l’impegno delle istituzioni locali nel tramandare il patrimonio civile e morale della lotta partigiana: proprio dal comune gandinese è arrivata la spinta a realizzare questo concerto in un incantevole scenario che ha segnato la storia della Resistenza, alla presenza di tanti giovani e famiglie. Applausi e grande commozione quando è salito sul palco Carlo Aresi, partigiano classe 1929, che proprio a quindici anni prese parte ad azioni di sabotaggio contro l’occupazione nazifascista in Val Seriana.
«È davvero un’emozione e un evento storico essere qui oggi, nell’80° anniversario della Liberazione, con la musica dei Modena City Ramblers, che ci hanno fatto questo straordinario regalo. Devo ringraziare il Comune di Gandino e quello di Sovere che hanno voluto con forza questa iniziativa. Abbiamo coinvolto tanti volontari, tutti straordinari: è stata una macchina organizzativa impeccabile -spiega Mauro Magistrati dell’Anpi provinciale-. Il recente richiamo alla sobrietà è stato, francamente, inutile. Forse è venuto da persone che il 25 aprile non lo hanno mai vissuto davvero. Sarebbe stato bello averle qui, a condividere con noi quest’aria di libertà, questa gioia collettiva, questa voglia di lottare ancora per un futuro migliore. Perché, 80 anni dopo, il 25 aprile è – e deve essere – di tutti. Deve essere una festa di tutta la nazione. Tutti devono potersi riconoscere nei valori della Liberazione. E se non ti riconosci in quei valori, allora non sei antifascista. E se non sei antifascista, ti poni fuori dalla trama della Costituzione repubblicana, nata proprio dalla Resistenza».



















