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DEMON’S EYE Under The Neon

Negli ultimi anni abbiamo assistito al proliferare delle tribute band, ovvero di gruppi che hanno ampliato il concetto di cover band, dedicando la propria attenzione ad un solo gruppo di riferimento invece che ad un genere. i Demon’s Eye dalla Germania erano conosciuti fino al 2011 per essere un’ottima tribute band dei Deep Purple,  e potevano vantare collaborazioni con il compianto Jon Lord ( storico tastierista dei Deep Purple ) e con il cantante David Readman dei Pink Cream 69. Nel 2011 la band pubblica il primo album composto interamente da pezzi propri con alla voce un nome importante come quello di Doogie White , già visto con Tank, Cornerstone, Michael Schenker Group, Malmsteen, Empire e soprattutto Rainbow, con i quali incise l’ottimo “Stranger In Us All” nel 1995. Ora da pochi giorni è sul mercato questo “Under The Neon” , che vede ancora una volta il cantante scozzese dietro il microfono. L’album si apre con un breve intro chiamato “Epic” che lascia poi spazio a “Road To Glory”, una bordata in pieno stile Deep Purple/Rainbow dei bei tempi, con l’organo hammond di Gert-Jan Naus che si ritaglia anche uno spazio solista in un entusiasmante duello con la chitarra di Mark Zyk. Decisamente più personale è “Closer To Heaven”, un mid tempo con una grande prestazione vocale di White e che mi ha ricordato qualcosa dei Black Sabbath periodo Tony Martin. Molto Rainbow è invece “Five Knuckle Shuffle”, classica cavalcata anni ’70 e che ancora una volta mette in mostra il talento di Mark Zyk, davvero un degno allievo del maestro Blackmore. Per “Welcome To My World” è stato realizzato anche un video, e non credo che sia un caso che sia stata scelta proprio questa canzone per rappresentare l’album, essendo decisamente una delle meglio riuscite in assoluto; sette minuti abbondanti di atmosfere epiche, melodiche e con una prestazione di White da applausi. Molto bella è anche “Finest Moment”, una ballata alla Deep Purple/Whitesnake in cui emerge ancora un a volta la bravura di Zyk, chitarrista magari che non farà dell’originalità il suo punto forte ma che dimostra una bravura fuori dal comune. “Fallen Angel” e “Master of Destiny” sono un’accoppiata che non avrebbe sfigurato in uno degli ultimi lavori di Axel Rudi Pell, altro seguace del verbo Rainbow. Quasi orchestrale è la conclusiva “The Messenger” che mette il punto esclamativo ad un grande disco di hard rock. Se amate le band sopra descritte non fatevi assolutamente scappare questo “Under The Neon”, probabilmente la migliore release di un certo genere uscita negli ultimi anni. Se cercate invece l’originalità ad ogni costo allora rivolgetevi altrove, anche se rischiate di perdere una piccola gemma suonata con bravura e passione.

 

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