Tragedia dell’Oria, torna a casa la gavetta del fante di Fino del Monte

    Francesco Bellini con la gavetta e la foto dello zio morto nell'affondamento dell'Oria

    È finita con il suo proprietario sul fondo del mare in quella che è stata la grande tragedia del piroscafo Oria, nave colata a picco (il 12 febbraio 1944) con a bordo circa 4200 soldati italiani fatti prigionieri dai tedeschi dopo essersi rifiutati di aderire al nazismo o alla RSI con l’8 settembre 1943. Oggi a distanza di 72 anni dalla tragedia la gavetta di un fante di Fino del Monte morto nell’affondamento è finalmente tornata tra le mani dei parenti Italia.

    La seconda storia della gavetta, dopo l’oblio delle acque profonde, è iniziata circa dodici anni or sono, quando le reti a strascico di un peschereccio l’ha riportata a galla insieme ad altre due. Incrostata in superficie è rimasta a lungo coperta dai segni del mare fino a quando qualcuno si è deciso a ripulirla. Incisioni e scritte, con il nome del proprietario (Francesco Bellini), strofinaccio e solventi alla mano sono riemerse solo recentemente dopo una trasmissione dedicata alla sorte dell’Oria andata in onda in Grecia su uno dei principali canali televisivi. L’elenco dei nomi dei morti trovato da un ex colonnello tedesco, un’associazione che lavora per cercare i parenti delle vittime, un subacqueo professionista greco appassionato di cimeli che si è mosso per la restituzione ai parenti, qualcuno che ci ha messo del proprio per le traduzioni ed ecco che la gavetta è ora tra le mani dell’omonimo nipote.

    «Di lui avevamo solo poche fotografie e qualche lettera – spiega il nipote -. Oggi abbiamo qualcosa che ha condiviso con lui tutto il suo destino». Una forchetta e un cucchiaio con sopra inciso il nome e la gavetta completa in tutte e tre le sue parti sono già un cimelio di inestimabile valore per i parenti. Sulla superficie metallica, oltre al nome e al cognome, ci sono anche altre scritte. Ecco emergere l’affetto per la città capoluogo “Bergamo”, per la propria classe 1922, ma anche l’appartenenza al suo reggimento. Testimoniata anche la data del suo arrivo a Rodi, isola sulla quale ha condiviso mesi di prigionia con tanti altri soldati italiani.

    La gavetta, la foto e le lettere del fante Francesco Bellini
    La gavetta, la foto e le lettere del fante Francesco Bellini

    Anche i disegni parlano di Francesco: probabilmente usando un chiodo, punto per punto è stato riprodotto un soldato con un fucile, alcune stelle alpine, fiore sicuramente caro per un ragazzo cresciuto in un paesino alle falde della Presolana. Resta ancora un mistero il nome “Anna”: probabilmente una ragazza conosciuta durante la guerra.

    Il piroscafo Oria salpò da Rodi per il Pireo con a bordo anche 90 tedeschi di guardia e l’equipaggio norvegese. Sono solo 37 gli italiani che si salvarono, insieme a 6 tedeschi e 5 uomini dell’equipaggio.

    Un’intervista più ampia sarà trasmessa lunedì sera alle ore 19 all’interno di Target (canale 88 – Antenna 2 tv). Visita questo sito per ulteriori informazioni sulla tragedia del piroscafo Oria, oppure leggi un precedente nostro articolo su questa gavetta.

    La famiglia Bellini ringrazia il subacqueo Telis Zervoudis per l’indispensabile contributo nel far ritornare in patria la gavetta.

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