Album of the week

THUNDER – Rip It Up

Se c’è una band che ha saputo raccogliere il testimone dei grandi gruppi rock britannici degli anni ’70 ( Bad Company, Free ) è sicuramente quella dei Thunder. Ricordo come fosse ieri l’uscita del loro primo disco, “Back Street Symphony” nel lontano 1990, un fulmine a ciel sereno che fece riscoprire a molti la grandezza di un genere che in quegli anni era stato messo da parte per diverse nuove tendenze, soprattutto nel Regno Unito. Ora, dopo 27 anni e 10 album da studio e almeno altrettanti dal vivo, il quintetto nato dalle ceneri di un’altra band britannica di valore, i Trespass, torna per rimarcare con assoluta fermezza il proprio ruolo di primo piano nell’attuale scena rock mondiale.

Uno dei punti di forza dei Thunder è anche quello di aver mantenuto inalterata la formazione per tutti questi anni, superando anche alcuni problemi di salute, una compattezza questa che è possibile riscontrare anche in questo nuovo lavoro, che conferma quanto di buono fatto anche nel precedente “Wonder Days” del 2015. L’apertura del disco spetta a “No One Gets Out Alive”, un pezzo classico del loro repertorio,  cavalcata hard rock guidata come sempre dalla straordinaria voce di Daniel Bowes e dalle chitarre di Luke Morley ( autore di tutti i pezzi del disco e produttore dello stesso ) e di Ben Matthews. La canzone che da il titolo al disco, e scelta anche come singolo, si ispira non poco alla tradizione classic rock britannica delle band sopra citate, soprattutto ai Bad Company, citando persino i Beatles nel brevissimo break centrale. Alla traccia numero tre troviamo “She Likes The Cocaine”, rock’n’roll allo stato purissimo, impreziosito dalla partecipazione della brava cantante britannica Lynne Jackaman, già vista collaborare con gli irlandesi The Answer. A seguire arriva uno dei momenti migliori di tutto il disco, “Right From The Start” è un pezzo introspettivo, malinconico e sofferto che permette a Bowes di dare libero sfogo al suo immenso feeling, ben assecondato da Morley e Matthews che firmano un solo straordinario per intensità e trasporto. “Shakedown” è uno dei pezzi più “diretti” del disco in cui emerge l’ottimo lavoro lavoro della sezione ritmica di Chris Childs ( basso ) e Harry James ( batteria ), caratteristica che da sempre contraddistingue i dischi della band inglese e che possiamo apprezzare anche in “In Another Life”. “The Chosen One” è costruita su un giro di pianoforte che ricorda i conterranei FM mentre con “Tumbling Down” ritorniamo su sentieri più decisamente rock’n’roll. La chiusura è affidata a “There’s Always a Loser”, pezzo malinconico e di gran classe, con un grande Bowes a dettare legge ancora una volta. Sono sempre stato convinto che rispetto a quanto prodotto e per il reale valore della band i Thunder abbiano raccolto meno di quanto avrebbero meritato e che non sarà l’ennesimo disco di valore a cambiare le cose, ma per chi apprezza da sempre il quintetto d’oltremanica questo si candida fin da ora ad essere il miglior disco dell’anno. Da segnalare che nella versione limitata a tre cd trova spazio l’esibizione allo storico 100 Club di Londra registrata il 27 gennaio del 2016 a supporto del precedente album “Wonder Days”, splendido esempio di come i Thunder siano una live band per eccellenza, speriamo di poterli vedere anche in Italia in un prossimo futuro.

 

 

 

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