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JUNKYARD – High Water

Se dovessi fare un’ipotetica “top five” delle mie band preferite ( Alta Fedeltà insegna…) credo che un posto lo occuperebbero sicuramente i Junkyard. Autori di due memorabili dischi tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, negli ultimi anni avevano ripreso l’attività live con una serie limitata di concerti che li aveva anche portati nel novembre del 2009 in quel di Arcene, alle porte di Bergamo, grazie all’impegno di Bologna Rock City, agenzia che in quegli anni organizzò molte cose di ottimo livello. Preceduto da un singolo uscito nel 2015, e che probabilmente aveva lo scopo di tastare il terreno su quelle che poteva essere l’interesse in una nuova release, ecco che finalmente dopo ben 26 anni dall’uscita di “Sixes, Sevens and Nines”, arriva la nuova fatica targata Acetate Records, etichetta di Los Angeles da sempre attenta a sonorità rock’n’roll e dintorni.

La formazione attuale vede due dei componenti originali, ovvero il cantante David Roach e il batterista Pat Muzingo, affiancati ormai da parecchi anni dal bassista Todd Muscat , dal chitarrista Tim Mosher ( qui in veste anche di produttore del disco ) e del nuovo arrivo Jimmy James alla chitarra ( The Hangmen ). Da notare in fase di realizzazione del disco l’apporto del chitarrista originale della band, Brian Baker ( Minor Threat, Bad Religion, Dag Nasty ) che ha aggiunto qualche chitarra qua e la ma soprattutto ha partecipato in fase di scrittura dei pezzi. 11 le canzoni che compongono questo ritorno, che come nella classica tradizione Junkyard spazia tra rock’n’roll, sleaze, punk e una spruzzata di southern rock. “Walk Away” apre le ostilità all’insegna di un punk rock’n’roll tirato e senza filtri, e non è un caso che la firma sia quella di Baker, uno che di punk/hardcore ne sa discretamente. A seguire arriva “Faded”, il pezzo scelto come singolo apripista nel 2015 del nuovo corso della band americana, sleaze rock purissimo e costruito su un giro di basso di Muscat tanto semplice quanto trascinante. “Cut From The Same Cloth” è uno dei brani più orecchiabili del disco e ci presenta un David Roach in ottima forma, un timbro vocale il suo riconoscibile tra mille. Lo stesso Roach firma “Stryofoam Cup”, brano quasi cantautorale nel suo incedere e decisamente molto particolare. Torna prepotente lo sleaze rock dei primi dischi in “Hellbound” e nella title track, quest’ultima davvero bellissima e che ci catapulta indietro di 25 anni quando il genere dominava dalle parti del Sunset e non solo. “We Fuck Like We Fight” avrebbe potuto tranquillamente figurare nel nuovo disco dei loro compagni d’etichetta Rhino Bucket, rock’n’roll senza compromessi e che immagino in sede live fare sfracelli. “Dont Give A Damn” era già apparsa nel famoso disco fantasma della band “XXX”, ovvero una serie di pezzi registrati nel 1992 e mai pubblicati ufficialmente, ed è di fatto un pezzo country rock molto divertente. Si torna invece al punk rock’n’roll sparato a mille con “Wallet”, altra canzone che immagino in sede live diventare incontrollabile. Andando verso la fine incontriamo poi ” ‘Til The Wheels Fall Off” scritta appositamente per i Junkyard da Charlie Starr, chitarrista cantante e leader dei southern rocker Blackberry Smoke, un brano che permette ai nostri di far emergere quel lato sudista che da sempre è presente sotto traccia nel loro sound, ricordando le loro radici texane. Chiusura in grande stile con “Kindness To The Dead”, pezzo di sleaze rock vizioso con le chitarre di Mosher e James sugli scudi. Da segnalare che l’Acetate ha pubblicato una versione limitata del disco, 500 copie con artwork diverso ma soprattutto contenente ben 5 bonus tracks: le versioni acustiche di “Styrofoam Cup” e “Don’t Give a Damn”, quella dal vivo di “Wallet”, il il lato b del singolo sopra citato, ovvero la quasi country “The River” e soprattutto “Rome is Burning”, che non esito a considerare uno dei miei pezzi preferiti di un lavoro che si è fatto attendere per ben 26 anni ma che mantiene tutte le promesse di un disco fatto non tanto per avere il pretesto di tornare magari a suonare live con una certa continuità ma perchè la band aveva qualcosa da dire..bentornati ragazzi, mi siete mancati.

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