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Il pittore che disegnò Bergamo prima delle Mura

Le Mura veneziane di Bergamo (da Wikipedia, foto di Ago76)

Com’era Bergamo prima delle Mura? Cosa comportò per la città la costruzione delle fortificazioni? Cosa significò per i suoi abitanti? Domande a cui cerca di rispondere l’ultimo libro di Davide Sapienza: La vera storia di Gottardo Archi.

Il volume è stato pubblicato da Bolis Edizioni ed è uno dei primi titoli della nuova collana Genius Loci. «Bolis, che è uno storico stampatore, ha accolto l’idea dell’editor Gino Cervi per una serie di libri dedicati allo “spirito del luogo”. A me sono state affidate le Mura veneziane», spiega Sapienza, brianzolo di nascita e bergamasco d’adozione (da parecchi anni vive a Songavazzo).

«È stata una bella sfida – prosegue lo scrittore -. Il racconto non è lunghissimo, ma c’è voluta tanta ricerca storica». Protagonista del libro è infatti Gottardo Archi, «pittore per diletto e per intima necessità», come viene presentato. «Ho scelto di raccontare la storia di questo ragazzo che vive in una cascina del quartiere di Valverde e vede la costruzione delle Mura tra il 1561 e il 1591».

Per Gottardo Archi quei trent’anni rappresentano un trauma: il paesaggio attorno a lui subisce uno sconvolgimento mai visto. «Per costruire le splendide Mura veneziane – spiega Sapienza – sono state abbattute più di quattrocento case, trenta chiese. Immaginiamo cosa questo abbia significato per la popolazione di cinque secoli fa». Ecco allora che il tema del libro diventa «un inno allo spirito della creatività che redime dal trauma».

Gottardo Archi disegna. Fissa su 11 tele la sua città che cambia per sempre. «Un giovane artista autodidatta, estraneo a scuole o accademie, elabora nelle sue undici tele emozioni, pensieri, dubbi, paure. La sua metamorfosi interiore è una terapia, una difesa psicologica dall’impatto devastante di quella impressionante costruzione», si legge nel libro.

Quelle tele, che riproducono una Bergamo inghiottita dai secoli, restano a loro volta nascoste per cinquecento anni, fino al loro ritrovamento nel 1977. Una commissione viene incaricata di studiarle ed è così che le emozioni del loro autore vengono alla luce. «In realtà – sorride Davide Sapienza – Gottardo Archi non è mai esistito». Si tratta solo dell’espediente per raccontare un luogo. 

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