Home Album of the week WAYWARD SONS – The Truth Ain’t What It Used To Be

WAYWARD SONS – The Truth Ain’t What It Used To Be

Secondo album questo per la band inglese guidata dal cantante dei Little Angels Toby Jepson, una delle mie voci preferite della scena hard rock / classic rock britannica di fine anni ’80 / primi anni ’90. Così come l’esordio ( uscito nel 2017 ) anche questo nuovo lavoro della band inglese viene pubblicato dalla Frontiers Records che negli ultimi anni è sempre attenta alla nuova ondata di band provenienti dalla terra d’Albione.

Insieme al già citato Jepson alla voce troviamo Phil Martini alla batteria ( The Quireboys, Down’n’Outz, Tokyo Dragons, The Union ) , il bassista Nic Wastell ( Chrome Molly ), il chitarrista Sam Wood e Dave Kemp al piano/ hammond/ organo e wurlitzer. La band con questo secondo lavoro prosegue sulla scia di quanto fatto nel disco d’esordio, ovvero un approccio molto classico che rimanda alla tradizione dell’hard rock britannico di fine ’80 inizio ’90, e che vede come termini di paragone, oltre ai già citati Little Angels, band come Skin e Thunder. Si comincia forte con “Any Other Way” e “As Black As Sin”, due pezzi brevi ma molto carichi, che lasciano spazio poi alle melodie di “Joke’s On You”, in cui sembra davvero di sentire i Little Angels, ed è veramente un piacere ritrovare Toby Jepson così in forma. “Little White Lies” ha un mood quasi beatlesiano, mentre “Fade Away” è un pezzo quasi cinematografico, una via di mezzo tra certe cose dei Queen e quelle di Meat Loaf, anche qui da segnalare un Toby Jepson in grande spolvero ben coadiuvato dal pianoforte di Kemp. “Have It Your Own Way” e “Long Line of Pretenders” sono in linea con i pezzi d’apertura del disco, mentre una citazione la merita sicuramente la conclusiva “Us Against The World” , un brano quasi epico nel suo incedere, carico di pathos e di momenti altamente emozionali. Ma se avrete la pazienza di aspettare un minutino dopo la fine di detta canzone troverete una ghost track, “Totally Screw”, una sorta di omaggio dei Wayward Sons al  post punk inglese dei seventies, un pezzo molto trascinante e a mio modesto parere uno dei migliori del disco.

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