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Il post Coronavirus e la sostenibilità, intervista a Matteo Rossi

Il Coronavirus sta mettendo in discussione tanti piccoli gesti. Stiamo assistendo a un rimodularsi della quotidianità: la mascherina, le distanze, le sanificazioni. Cambiamenti con costi, ma anche qualche possibilità. Nella Bergamasca da tempo si parla di modelli legati ai consumi. Di quanto potrebbe cambiare con il Coronavirus sul lungo periodo ne abbiamo parlato con Matteo Rossi, ex presidente della Provincia di Bergamo e una delle anime della “Rete economia sociale e solidale” locale.

Nella Bergamasca si parla sempre più di sostenibilità, è l’effetto “Greta” sul territorio orobico o c’era già un terreno fertile?

La nostra terra è ricca di imprese che hanno investito da tempo sull’economia circolare, il movimento dei Friday for future ha sicuramente avuto il merito di rilanciare il tema nell’opinione pubblica e in questa fase del Covid credo che sempre più persone si siano rese conto che nulla può più essere come prima.

Perché è il momento buono per discutere sul futuro sviluppo sostenibile ed equo nella Bergamasca dopo l’emergenza Covid19?

Si sente l’esigenza di uscire migliori da questa quarantena, sia personalmente sia collettivamente. In questo senso l’impatto dell’economia sulla qualità della nostra vita è un tema sempre più sentito. Oggi le preoccupazioni sono soprattutto la salute e il lavoro, per questo è il momento di dire con forza che una economia sostenibile può produrre buona occupazione nel rispetto dell’ambiente e dei territori.

La mobilità è entrata sicuramente in discussione, anche solo per le misure di distanziamento tra le persone. Cosa sta emergendo?

Molte persone avranno paura a prendere bus e treni, per questo si dovrà programmare con attenzione le corse, sanificare i mezzi, garantire le distanze di sicurezza. Serve realizzare un piano per la sharing mobility: auto condivise, bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini. I Comuni possono stringere accordi con le imprese per avere più mezzi e in più zone. Nella Legge di Bilancio 2020 ci sono 150 milioni per il co-finanziamento di percorsi ciclabili, andiamo a prenderli insieme, e spingiamo il ministero dell’Ambiente a mettere a disposizione i fondi per i programmi di mobilità previsti dal “decreto Clima” approvato a dicembre perché lì ci sono altri 75 milioni per il 2020 e 180 per le annualità successive. Si dice sempre che le risorse non ci sono, ma è falso, solo che per andare a prenderle bisogna essere compatti e guardare oltre il proprio orticello. Il prolungamento della Teb, ad esempio, dev’essere rimesso al centro dell’agenda politica.

8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare: senza passare da una “decrescita felice” ci siamo trovati di fronte a un mondo che non potrà prescindere da un rallentamento dei consumi.

Bisogna consumare meglio, questo è il punto. In questa crisi molte persone, ad esempio, hanno premiato i produttori locali, e i gruppi di acquisto solidale fanno svolto un ruolo prezioso. Continuiamo in questa direzione per un’economia sociale e solidale.

Global, local e digital, come sarà l’orizzonte anche per noi bergamaschi?

Ci aspettano tempi duri, inutile nasconderlo. Cominciamo a fare i primi passi nel modo giusto: digitalizzazione della pubblica amministrazione per abbattere la burocrazia, smart work per coniugare i tempi della famiglia e del lavoro, sostegno alle nostre imprese d’eccellenza, investimenti pubblici sulle opere dare respiro alla filiera artigiana, sostegno ai negozi di paese per difendere il commercio. In tutto questo la spinta degli enti pubblici sarà determinante.

Con i cambiamenti si possono presentare anche tante occasioni: dove ne intravede maggiormente?

La Bergamasca è stata la terra più colpita da questo maledetto virus, ma ha saputo reagire con le sue migliori energie, a partire dalla solidarietà degli artigiani, dei tifosi e dei volontari che hanno realizzato l’ospedale alla Fiera. Ecco, io credo che insieme alla solidarietà, possiamo diventare il simbolo di una ripresa all’insegna della sostenibilità. Chiediamo alle imprese di investire su questi temi assicurandogli zero burocrazia, sono sicuro che la risposta sarebbe importante. Abbiamo bisogno di costruire insieme una rivoluzione sostenibile.

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