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Un progetto per la biodiversità sul Monte Sparavera

La cornice è unica. Lo sguardo spazia dalle Orobie fino, lontano, agli Appennini. Si vedono Lago d’Iseo e Lago d’Endine. È qui, sul monte Sparavera, dove s’incontrano Val Seriana e Val Cavallina, che si è concluso un intervento importante per la biodiversità del nostro territorio.

Un’opera realizzata dal Comune di Gandino con fondi europei, arrivati attraverso la Regione tramite il progetto Life Ip gestire 2020 per la conservazione della biodiversità in Lombardia. Un percorso che ha visto anche il coinvolgimento della stazione sperimentale regionale per lo studio e la conservazione degli anfibi nella zona del Lago di Endine. Di fatto, sono state realizzate due pozze di abbeverata, importanti sia per il bestiame che ancora pascola in zona, ma anche per alcune specie di anfibi molto rare.

Il Lago d’Endine visto dal Monte Sparavera

«L’intervento è costato 50 mila euro – spiega il vicesindaco di Gandino, Filippo Servalli -. Le pozze sono state ricavate in due doline dove prima l’acqua si raccoglieva. La funzione è duplice: da una parte sono pozze di abbeverata per il bestiame, dall’altra consentono la riproduzione degli anfibi. Il Comune di Gandino ha messo solo l’Iva, il resto è stato finanziato dalla Regione. I lavori, realizzati dalla cooperativa Cantiere Verde, sono stati completati all’inizio di settembre».

Oggi (sabato 26 settembre) un incontro per la consegna dell’opera. Oltre al sindaco di Gandino Elio Castelli, c’erano tra gli altri il presidente della Comunità montana Valle Seriana Giampiero Calegari, il vicepresidente della Comunità montana dei Laghi bergamaschi Alessandro Bigoni, il presidente del Gruppo d’azione locale Valle Seriana e Laghi bergamaschi Alex Borlini, il presidente di Promoserio Maurizio Forchini.

«Le pozze sono su sedimi che già anticamente ospitavano pozze di abbeverata – spiega l’agronoma Anna Mazzoleni, che ha curato il progetto -. Il fondo è stato scavato, appiattito e impermeabilizzato con la posa di teli atossici. Sono stati poi effettuati interventi per evitare l’erosione delle sponde e parte della pozza è stata lastricata con pietrame locale. Questo per consentire anche al bestiame di accedere al fondo della pozza quando l’acqua è poca. Le pozze sono alimentate solo da acqua piovana».

Giovanni Giovine, coordinatore della stazione sperimentale regionale per lo studio e la conservazione degli anfibi nella zona del Lago d’Endine, spiega così gli aspetti legati alla biodiversità: «Intorno a queste pozze gravitano tutti gli animali presenti in quest’area: dalla grossa fauna come cervi e cinghiali fino a piccola fauna come macroinvertebrati e anfibi. In particolare, in questa zona ci sono anfibi d’interesse comunitario: ad esempio, il tritone crestato o la bombina variegata. Sono inoltre presenti anfibi più comuni: la rana montana, il rospo, la raganella. La pozze costituiscono dunque uno scrigno di biodiversità e di attrazione sia per la fauna stanziale sia per quella migratrice. Oltre che essere un punto di riferimento per la riproduzione degli anfibi e della fauna macroinvertebrata che gravita su quest’area».

Nel video, il servizio di Antenna2:

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