Chi ha accanto a sé una persona affetta da demenza sa le difficoltà, i problemi, persino le paure che accompagnano ogni giornata. Le strutture che prendono in carico i malati aiutano a far ritrovare un equilibrio, offrono supporto e suggeriscono strategie, ma l’obiettivo è comunque il ritorno a casa. Una persona deve poter continuare la sua vita, malgrado la malattia. Per questo il Centro eccellenza Alzheimer di Gazzaniga sta cercando di aprirsi al territorio, di promuovere occasioni e servizi che vadano oltre l’attività fra le mura dell’ospedale. Uno è il nuovo Caffè Alzheimer, che verrà inaugurato questa sera (giovedì 7 aprile); l’altro un percorso di sostegno ai familiari.
La storia del centro è iniziata oltre dieci anni fa in un reparto del «Briolini», ma la svolta è arrivata nel 2014 con l’inaugurazione dei nuovi spazi, grazie ai quali la disponibilità dei posti letto è raddoppiata (ora sono 46). La gestione continua ad essere una collaborazione fra pubblico e privato: l’Asst Bergamo Est (l’ex azienda ospedaliera «Bolognini» di Seriate) da una parte, la Fondazione europea ricerca biomedica (Ferb) dall’altra.
«Ci occupiamo di tutte quelle persone affette da demenza che ad un certo punto lungo il percorso della loro malattia vanno incontro a un momento di disequilibrio, nella maggior parte dei casi causato da gravi disturbi comportamentali – spiega il primario Sara Fascendini –. Cerchiamo con un progetto riabilitativo individualizzato di riportare l’equilibrio dove si era perso e lo facciamo sia con interventi di tipo farmacologico, ma soprattutto con terapie non farmacologiche».
«L’obiettivo è il rientro al domicilio», prosegue il primario. «La vera vita di un paziente è fuori di qui, nella sua comunità, accanto alle persone che ama». Proprio partendo da queste premesse, dal Centro eccellenza Alzheimer si sta guardando al di là del «Briolini», per allacciare legami con il territorio che sta attorno, avviare nuove attività.

«Una di queste è l’Alzheimer Cafè, che inaugureremo questa sera e inizierà la sua attività il 12 aprile – prosegue la dottoressa Fascendini –. Si tratta di un luogo di ritrovo per persone ammalate e i loro familiari, ma anche per persone qualsiasi che passano a visitare il caffè. È un’occasione d’incontro che si tiene una volta ogni quindici giorni nel pomeriggio (il martedì, ndr) ed è aperto a tutti coloro che vogliono condividere un momento conviviale e proprio per questo si tiene in un vero e proprio locale pubblico, un bar di Gazzaniga, il Cafè du centre, all’interno del quale ci troveremo, gusteremo insieme una tazza di caffè, faremo quattro chiacchiere e accanto a queste attività molto informali, ma che danno il senso della convivialità, avremo anche momenti di formazione dei familiari, di informazione sulle terapie. È un modo per far sì che le persone malate riescano a fare ancora attività significative e comunque all’interno delle loro comunità».
Ma c’è anche un’altra iniziativa ai blocchi di partenza: un percorso di sostegno dei familiari rivolto al caregiver. Chi è il caregiver? «È La persona che si prende cura dell’ammalato, del paziente – spiega la coordinatrice infermieristica del Centro, Cosetta Sangiovanni –. Noi sappiamo che essere a stretto contatto con questi pazienti soprattutto in una fase acuta del disturbo comportamentale può essere veramente difficile. Noi cerchiamo di dare un supporto mettendo a disposizione gli operatori del centro, nello specifico io, il terapista occupazionale e la psicologa Patrizia Nicoli».

Il percorso si dipana in diversi momenti: «Facciamo una prima valutazione sul paziente dal punto di vista di autonomia funzionale, dei disturbi comportamentali, per cercare di capire cosa può creare difficoltà alla famiglia – prosegue Cosetta Sangiovanni –. Il terapista occupazionale si dedicherà alla parte strettamenteconnessa all’occupazione del paziente all’interno del domicilio e la dottoressa Nicoli si farà carico invece della valutazione dello stress che la famiglia ha in quel momento».
A questo servizio possono accedere pazienti dimessi dal Centro Alzheimer, «ma anche persone segnalate dai nostri medici attraverso il centro Uva (Unità valutazione Alzheimer, ndr) oppure possono essere gli stessi medici di base, i servizi sociali o i familiari che chiamano, perché sanno che esiste questo supporto e chiedono consiglio». Insomma, un’iniziativa a disposizione delle famiglie, anche per suggerimenti che possono indirizzare verso servizi offerti dal territorio.
















