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SWAMP DA WAMP – That Easy

Giungono al traguardo del quinto album gli Swamp Da Wamp da Charlotte, North Carolina, una delle migliori formazioni di southern rock degli ultimi anni. Guidati come sempre dal carismatico cantante Gig Michaels, i nostri proseguono in quella maturazione artistica che è sempre stata evidente album dopo album, portandoli a raggiungere con questo “That Easy” un livello notevole. Gli Swamp Da Wamp risultano infatti trascinanti sia quando privilegiano il lato più rock del loro sound, come nell’accoppiata iniziale  “Fat Boy” ( scritta da Michaels, già impegnato in una campagna antibullismo con una associazione chiamata stopbullyng.com ) – “Devil in my Whiskey” ( con richiami ai Molly Hatchet più ispirati ), sia quando esplorano territori molto più vicini alla country music come in “Changes”, in cui si ergono a protagonisti il violino di Nick Nyguen, il piano di Duke Rivers e i cori di Adrienne Nixon, per un brano che adeguatamente supportato potrebbe entrare in alta rotazione su CMT, il canale video americano dedicato alla country music. Violino che occupa una parte importante anche in “She’s Country” che però si contraddistingue per un approccio più rockeggiante. Un vero e proprio inno alla gioia di farsi un bicchierino ogni tanto è “My Drinking Song”, una blues/southern song che si candida a diventare pezzo forte dei live shows della band e che non mancherà di coinvolgere tutti quanti in una grande festa. Di tutt’altro stampo è la title-track, “That Easy” è infatti una canzone sofferta che si avvale di una grande prestazione di Michaels dietro il microfono e di Keith Inman alla chitarra, un pezzo che mi ha ricordato le grandi band di classic rock degli anni ’70. Si torna invece su territori più sudisti con “Rollin” e la terremotante “I Am”, quest’ultima dotata di un suono quasi alla Black Stone Cherry del primo disco, altro pezzo che in sede live farà pochi prigionieri. Molto suggestiva “Happy Anniversary”, canzone per pianoforte e voce in cui Michaels duetta con la Nixon e che ci permette di apprezzare ancora una volta la voce di un cantante davvero ispirato. Pollice alzato anche per la produzione di Glenn Tabor, potente e adattissima al genere, mentre non posso non far notare che l’artwork del disco, a cura di Jay Hayden, è uno dei più belli in assoluto degli ultimi tempi.

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