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REECE – Resilient Heart

Ho sempre avuto una particolare attenzione per tutto quello che David Reece ha realizzato nel corso della sua ormai lunga carriera, partendo da “Eat The Heat” degli Accept nel lontano 1989, passando per i grandiosi Bangalore Choir , il loro “On Target” del 1992 rimane ad oggi uno dei miei dischi preferiti di quell’epoca, e poi Sircle Of Silence, Bonfire, Tango Down, Gipsy Rose, Sainted Sinners e ovviamente i dischi a nome Reece, per un totale che sfiora i 30 album realizzati…Ora dopo due dischi in due anni con i Sainted Sinners , David torna con questo nuovo lavoro a suo nome pubblicato dall’etichetta danese Mighty Music.

La band di Reece è attualmente composta dai chitarristi Marco Angioni e Martin J. Andersen, dal bassista Malte Frederik Burkert e dal batterista Sigurd J. Jensen, per una connessione con la Danimarca che non si ferma alla sola etichetta che ha pubblicato il disco. L’album infatti è stato realizzato in Danimarca sotto la produzione dello stesso Marco Angioni , chitarrista italiano di stanza proprio in Danimarca. Produzione che, diciamolo subito, è uno dei punti forti del disco, che ha un suono veramente potente e fresco allo stesso tempo. Dopo svariati ascolti è abbastanza chiaro che il disco ha in sostanza due anime diverse che vengono fuori a seconda delle diverse canzoni, una più “moderna” se vogliamo e una decisamente più classica. Fanno sicuramente parte delle prima l’iniziale “Anything At All” e “Karma”, due canzoni abbastanza diverse da quanto fatto da Reece fino ad oggi, due pezzi rocciosi e accostabili per certi versi ad un certo suono americano “alternativo”, per un risultato finale sicuramente buono. Decisamente diversi invece “Wicked City Blues” e “Desire” , hard rock fumante molto classico, genere in cui Reece eccelle da sempre. “I Don’t Know Why” comincia come una classica ballata per poi evolversi in un mid tempo guidato dall’ottimo lavoro della coppia Angioni/Andersen, ottima anche “Ain’t Got The Balls” dotata di un bellissimo refrain che segna un punto di contatto con il passato di Reece targato Bangalore Choir. L’attuale singolo “Two Coins And a Dead Man” invece percorre ancora i sentieri di un sound più “moderno” peraltro con ottimi risultati. La lunga ( 6 minuti ) “Forest Through The Trees” è un pezzo molto sofferto, e vede ancora una volta un ottimo lavoro della coppia di chitarristi, che accompagnano Reece in uno dei pezzi migliori del disco, una canzone che mette in luce ancora una volta il grande talento del cantante americano ( ormai adottato dal nostro paesello ). Merita sicuramente di essere citata anche “Live Before You Die”, melodica e tosta alle stesso tempo, forse uno dei pezzi più rappresentativi di quello che è il disco, in cui Reece si è messo per l’ennesima volta in gioco, e come spesso gli è capitato, ne è uscito decisamente vincente.

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