Home Notizie Gli italiani hanno un futuro? Rispondono Blangiardo e Pagnoncelli

Gli italiani hanno un futuro? Rispondono Blangiardo e Pagnoncelli

Gli italiani hanno un futuro?: è la domanda a cui hanno risposto il presidente dell’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) Giancarlo Blangiardo e Nando Pagnoncelli, ricercatore sociale e presidente di Ipsos (azienda leader nelle ricerche di mercato presente in 89 Paesi) intervenuti ieri sera a Clusone presso l’auditorium delle scuole elementari di Clusone a un incontro promosso dall’associazione culturale Il Testimone.

«Siamo molto contenti di averli con noi – ha detto Giovanni Cominelli, colonna portante e già presidente del Testimone -: per Blangiardo il suo è un ritorno a Clusone in veste di presidente dell’Istat (ndr. aveva già presieduto un incontro il 22 novembre 2018), mentre è la terza volta che abbiamo il piacere di ospitare Pagnoncelli (ndr. qui l’articolo sull’incontro del 19 maggio 2018, a questo link quello del 2016). Preso atto della situazione difficile del nostro Paese, l’obiettivo di questo appuntamento è cercare di capirne la cause. Quando ci sono problemi ci sono due atteggiamenti possibili: dare la colpa a qualcuno o scavare sui perché. Noi abbiamo scelto quest’ultimo atteggiamento».

Economia e demografia: le sfide dell’Italia

Dopo l’introduzione di Giovanni Cominelli, Blangiardo ha aperto la sua riflessione su due questioni, la sfida economica e il fronte demografico. «Nel futuro degli italiani ci sono due partite – ha detto il Presidente dell’Istat Blangiardo: una economica e una sul fronte socio-demografico. La partita economica è in corso, difficile da vincere, anche per il contesto internazionale. Dobbiamo tuttavia riuscire a venirne fuori valorizzando quelle che sono alcune nostre importanti capacità, pensiamo ad esempio dal punto di vista del territorio, dell’ambiente del turismo. Abbiamo risorse che potrebbero aiutarci. Quella più problematica è la partita dal punto di vista socio-demografico.

Giancarlo Blangiardo intervistato da Antenna2 tv. Un approfondimento andrà in onda lunedì sera all’interno di Target (canale 88 Antenna2, 11 novembre, ore 19)

Sul fronte demografico abbiamo una popolazione che è diminuita in termini numerici con un numero di nascite che va ogni anno diminuendo. Tutte le volte stabiliamo un record rispetto a quanto è avvenuto nei 150 anni di storia del Paese con una differenza tra nati e morti sempre più negativa e con una immigrazione che non è più in grado di compensare la differenza tra natalità e mortalità. La popolazione invecchia con tutte le conseguenze che ne derivano dal punto di vista del welfare, del sistema pensionistico e della sanità. Tutte queste cose le conosciamo, gli orientamenti vanno ad accentuare questa tendenza, allora dobbiamo essere in grado di fare due cose: cercare di intervenire sul fronte della natalità e valorizzare il patrimonio di popolazione che abbiamo. La popolazione anziana non deve essere messa da parte, soprattutto le persone che hanno già superato il confine della pensione, ma sono ancora comunque efficienti. L’obiettivo è riuscire a valorizzarle e fare in modo che a loro volta diventino una risorsa per il Paese».

La percezione distorta che abbiamo sull’Italia e gli italiani

Se i numeri reali producono fotografie utili per la programmazione, non meno importanti sono le rilevazioni sulla percezione, studi da cui emerge un netto scollamento tra quello che credono gli italiani e la realtà. Il fenomeno è stato puntualmente preso in esame nell’ultimo libro di Pagnoncelli “La penisola che non c’è. La realtà su misura degli italiani” (Mondadori, maggio 2019).

«Nel 2014  – spiega Pagnoncelli abbiamo avviato un percorso di ricerca in diversi Paesi al mondo in cui misuriamo le percezioni delle popolazioni rispetto ai grandi fenomeni, l’invecchiamento della popolazione, presenza degli stranieri, la disoccupazione, la sicurezza, le condizioni di salute… L’Italia risulta essere il Paese che ha la distanza maggiore tra la percezione dei fenomeni e la realtà dei fenomeni. Siamo portati a enfatizzare quelli che possono essere i temi che ci preoccupano maggiormente, i cosiddetti allarmi sociali. Dico qualche

Nando Pagnoncelli intervistato da Antenna2, un servizio andrà in onda questa sera nel telegiornale (canale 88 Antenna2, 5 novembre, ore 19,20)

numero giusto per capire: se nel nostro Paese le persone oltre i 65 anni rappresentano poco più del 22%, per gli italiani la risposta media di mille soggetti coinvolti è 48%, 1 su 2 ha più di 65 anni. Due italiani su tre pensano che siano aumentati gli omicidi negli ultimi 20 anni, sono invece meno della metà. Se pensiamo agli stranieri nel nostro Paese, sono il 9% della popolazione, quando chiediamo a 1000 italiani “quanti sono secondo lei gli stranieri presenti nel nostro Paese?” otteniamo come risposta che sono in media più del 30%. Tutto questo per dire che gli italiani spesso sono portati ad avere una lettura distorta. Questo investe anche le caratteristiche e le condizioni economiche del nostro Paese; c’è uno sguardo molto severo sull’Italia da parte degli italiani. Se aggiungiamo a queste percezioni distanti dalla realtà le competenze limitate che spesso gli italiani mostrano su grandi temi, da quelli economici e non solo, ci troviamo in una situazione nella quale si tende a essere molto più pessimisti rispetto alle condizioni del Paese».

Come se ne esce? 

«È chiaro – risponde Pagnoncelli – che c’è bisogno di tempi lunghi, ma è importante provare a valorizzare anche le tante cose positive che funzionano nel nostro Paese, sia dal punto di vista per esempio delle attività produttive: noi siamo il secondo Paese manifatturiero in Europa e solo il 20% degli italiani lo sa. Vantiamo diversi primati largamente ignorati dagli italiani. Un secondo aspetto importante è il capitale sociale: questo è un Paese in cui oltre 6 milioni di persone svolgono regolarmente attività di volontariato e dove operano 340.000 onlus, organizzazioni no profit. Dove ci immaginiamo una situazione con un tessuto così fitto di attività, servizi alla persona, cultura e sport? E poi ancora, un italiano su due fa almeno una donazione. Questo è il capitale sociale del nostro Paese. Da ultimo il tema dell’ambiente, una volta era legato solo all’ecologia ai valori di alcune persone, oggi è diventato prepotentemente un tema dell’attualità accompagnato da comportamenti virtuosi da parte della popolazione e una risposta molto interessante da parte delle aziende, la responsabilità sociale delle imprese e così via. Allora impariamo anche a guardare il bicchiere mezzo pieno per richiamarci a quello che era il monito del Presidente della Repubblica Ciampi che parlava di “patriottismo dolce”: sapere riconoscere le tante cose che funzionano. Non significa negare gli aspetti negativi, su cui è opportuno sempre agire (soprattutto sulle diseguaglianze e le situazioni più critiche), però non abbandoniamoci al pessimismo. Questo Paese ce la può fare».

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