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DANGER ZONE – Don’t Count On Heroes

Quando penso ai Danger Zone mi viene sempre in mente la cassettina, che gelosamente custodisco, speditami dalla band molti anni orsono e che conteneva alcune delle più belle canzoni di hard rock melodico mai partorite in Italia che avrebbero dovuto servire alla band bolognese per aprirsi una via nel mercato internazionale. Cosa questa che purtroppo non avvenne e che convinse la band a sciogliersi vista l’impossibilità di portare a compimento un viaggio iniziato qualche anno prima con l’ep “Victim of Time” e che credo si sarebbe sicuramente concretizzato se la provenienza geografica dei Danger Zone fosse stata diversa. Fortunatamente il tempo lenisce le ferite e i nostri qualche anno fa decisero di tornare sulle scene per riprendersi, almeno in parte, il maltolto. Dopo la pubblicazione di “Line of Fire”, il disco fantasma registrato dai nostri e mai uscito, nel 2011 l’adesso sestetto bolognese ha pubblicato due ottimi dischi come “Undying” nel 2012 e “Closer To Heaven” nel 2016 a cui fa seguito adesso il nuovo “Don’t Count On Heroes”. Come nel precedente lavoro le tastiere del nuovo arrivato Pier Mazzini hanno portato ad un diverso approccio la band, che pur mantenendo salde le radici nell’hard rock cromato di stampo americano, ha ulteriormente allargato i propri orizzonti musicali.

L’album, prodotto ottimamente dal chitarrista Roberto Priori con l’aiuto del collaboratore di vecchia data Jody Gray, si compone di 11 canzoni in bilico tra il sopra citato hard rock cromato di estrazione Dokken/Firehouse e un melodic rock che strizza ogni tanto l’occhio alle scena scandinava. L’opener “Demon or Saint” da questo punto di vista è l’ideale summa dei due generi, brano che potrà piacere anche a chi segue la parte più “progressive” del melodic rock scandinavo per via di un riff di chitarra molto massiccio e l’uso delle tastiere che mi ha ricordato cose alla Royal Hunt per intenderci. Ma è un attimo, perchè la successiva “Faster Than Love” ci restitiusce i DZ più classici, ottimo pezzo di hard rock roccioso e melodico allo stesso tempo che deflagra in uno dei ritornelli migliori del disco. Sulla stessa falsariga si muove anche “Rolling Thunder”, in un pezzo che definirei “alla Danger Zone”, perchè questo è il sound che tanti anni fa mi fece innamorare di quella vecchia cassettina citata all’inizio. Ma i “nuovi” Danger Zone sono anche quelli che ricercano in pezzi come “Destiny” e “Rise Again” delle soluzioni sonore diverse, molto melodiche e vicine ad un melodic rock che già dal precedente disco sta diventando parte integrante del loro sound. Quello che colpisce durante tutta la durata del disco è comunque la maturità che la band ha raggiunto con questa nuova formazione a sei, in cui le chitarre di Roberto Priori e Danilo Faggiolino si fondono perfettamente con le tastiere di Pier Mazzini e con l’ottimo lavoro di una sezione ritmica sempre precisa e che vede in Roberto Palmieri un drummer di livello superiore alla media. Se a tutto questo aggiungiamo un cantante come Giacomo “Giga” Gigantelli che da sempre è una delle ugole più rappresentative della scena italiana, non può che venir fuori un grande disco che potrà piacere a una gamma di pubblico molto ampia, perchè pezzi come “Down To Passion” e ” Hang On To Your Heart” spazzano via qualsiasi dubbio sulla grandezza dei Danger Zone.

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