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GREAT WHITE Full Circle

Considero i Great White come una delle band più importanti degli ultimi 30 anni e passa ( il primo album è del 1984 ) dell’hard rock americano, quello più sanguigno e legato al blues, autori di dischi spettacolari tra tipico sound a stelle e strisce e devozione Led Zeppeliniana ( passatemi il termine ). Passati attraverso le luci della ribalta degli anni ’80 alle difficoltà degli anni ’90, dalla tragedia dello Station club del 2003 in cui persero la vita un centinaio di persone tra cui il chitarrista di allora Ty Longley, alla voglia di tornare a fare musica dopo quel tragico evento, fino all’abbandono del cantante originale Jack Russell, i Great White dell’anno 2017 sono comunque una band capace ancora di scrivere belle canzoni.

“Full Circle” è il secondo album in cui compare il nuovo cantante Terry Ilous ( XYZ ), che rispetto al suo predecessore ha un timbro meno particolare ma che comunque si incastra bene con le nuove canzoni della rodata coppia Kendall/Lardie che ripercorrono le classiche strade battute dallo squalo bianco nel recente passato. La partenza è di quelle importanti, “I’m Alright” ci porta direttamente su un’assolata strada di costiera californiana, tra sole e vento nei capelli, le chitarre di Kendall e Lardie graffiano come ai vecchi tempi e Ilous fa il suo, anche in in break centrale che profuma di The Who lontano un miglio. “Movin’ On” è hard blues alla massima potenza, l’hammond di Lardie ci porta direttamente nei seventies, buona anche qui la prova di Ilous che mostra di essersi calato perfettamente nella parte. “This is The Life” è un roccioso hard rock che dimostra tutto l’amore dello squalo bianco per i seminali Led Zeppelin, cosa che ritroviamo anche in “Moonshine”, ipnotico hard che strizza l’occhio anche a sonorità quasi funky. “Let Me In” è una ballata tipica dei Great White, le chitarre acustiche accompagnano Ilous su territori a lui ben conosciuti fin dal primo disco degli XYZ per un risultato finale molto buono. “Big Time” è il singolo scelto per lanciare l’album ed è un pezzo che avrei visto bene sui grandi classici della band come “Once Bitten” o “Twice Shy”, Great White al 110%. Menzione particolare per “Cry Of A Nation”, mid tempo notturno e avvolgente, mi  ha persino ricordato qualcosa dei Foreigner dei tempi andati, anche in questo caso ottima la prova di Ilous. “Full Circle” è di fatto un’autoproduzione, fatto che stupisce non poco se pensiamo alla caratura della band in questione, e gode di un suono pulito e cromato, merito del grande guru Michael Wagener. E’ chiaro che per molti, me compreso, i Great White senza il caratteristico timbro bluesy di Jack Russell perdano molto, ma se si parte dal presupposto di valutare questo lavoro con coerenza e senza pregiudizi di sorta, allora si potrà godere di un album veramente ben fatto e ben suonato.

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